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Frittelle di mele per Dante


Ingredienti

Mele renette 2 - Limoni il succo di 1 - Zucchero 80-100 gr per corspargere le mele - olio arachidi

Per la pastella: Farina 150 g Sale 1 pizzico Latte 200 ml Zucchero 20 g Vanillina 1 bustina Uova 2

Preparazione

Preparate la pastella per le frittelle di mele ponendo in un contenitore, e sbattendo con uno sbattitore, i tuorli delle uova e il latte, un pizzico di sale, la vanillina e la farina setacciata. Mescolate bene fino a quando non avrete ottenuto un composto liscio, omogeneo e denso.

Coprite quindi il contenitore e lasciate riposare l’impasto per almeno mezz’ora. Trascorsi i 30 minuti, montate a neve i bianchi d’uovo incorporando 20 gr di zucchero, poi uniteli al composto fatto riposare, amalgamando lentamente gli ingredienti con un mestolo di legno dal basso verso l’alto. Intanto, sbucciate le mele, togliete loro il torsolo con l’apposito attrezzo.

Tagliate le mele a fettine dello spessore di 1/2 cm, e cospargetele con il succo di limone affinché non anneriscano (8); tamponatele con della carta da cucina, passatele poi nello zucchero.

Successivamente passate le fettine nella pastella, poi fatele dorare nell’olio caldo (circa 180 gradi) rigirandole su entrambi i lati. Quando toglierete le frittelle di mele dall’olio, ponetele su carta assorbente da cucina, in modo che scoli l’olio in eccesso, e poi cospargetele leggermente con dello zucchero a velo. Servitele immediatamente.

 

Informazioni

Sappiamo che il Sommo poeta, indossando il locco, era iscritto all’arte degli speziali una delle più importanti del tempo. Non è dato conoscere se questa sua aspirazione fosse dovuta all’amore per la medicina o per gli aromi gastronomici. Nel girone dei golosi della Divina Commedia non si trovano dettagliati riferimenti culinari. Però alcune strofe del canto XXII del Purgatorio ci lasciano intravedere l’ esaltazione dei frutti del melo .

Ma tosto ruppe le dolci ragioni
un alber che trovammo in mezza strada,
con pomi a odorar soavi e buoni;

e come abete in alto si digrada
di ramo in ramo, così quello in giuso,
cred’io, perché persone su non vada.

Dal lato onde il cammin nostro era chiuso,
cadea de l’alta roccia un liquor chiaro
e si spandeva per le foglie suso.

Li due poeti a l’alber s’appressaro;
e una voce per entro le fronda
gridò...


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