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Storia Albanello il vitigno scomparso


Testo di Rosario Giunta QUESTORE AIGS Siracusa . Cultore d'enogastronomia e storia del vino siciliano. Responsabile enologico de I Monsù Accademia Siciliana di enogastronomia. Consulente enologico del settimanale Cammino. Ha ricevuto l'Attestato d'Eccellenza dalla FIPGC Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Cioccolateria.

 

“L’Albanello di Comiso nacque sul fiorire dell’alba, per rallegrare la partenza di un crociato, poiché i familiari non potevano fare alcun brindisi in quanto poveri e privi di vino”

Questa antica fiaba, riferita da P.Gherardini  ne “Il Corriere Vinicolo del 27/10/1958 nell’articolo “Vini da Leggenda”, racconta della misteriosa nascita dell’Albanello, un vitigno a bacca bianca più noto come “Il Leggendario Vitigno Scomparso” che  ancora oggi si produce in limitate zone del siracusano e del catanese.

Il primo produttore di Albanello di cui si ha notizia, fu la nobile famiglia Landolina nel  1712. L’Albanello in realtà è un vitigno importante. Di lui già nel ‘700 parlarono con interesse vari autori come Rovasenda, famoso enologo dell’epoca che lo descrive così: “Albanello di Siracusa, uno dei migliori vini liquorosi da me assaggiati  era fatto con quest’uva” . Un altro famoso enologo,  Giovanni Briosi, nel 1879, scriveva che dall’Albanello si poteva ricavare  “ i l migliore vino asciutto di tutta la Sicilia”

La definitiva consacrazione di vitigno, forse uno dei più antichi conosciuti,  gli fu assegnata però dall’archeologo Paolo Orsi, originario di Rovereto, inviato a Siracusa dal Ministero come ispettore degli scavi e dei musei e a cui successivamente è stato intitolato il Museo Archeologico di Siracusa, quando, nel secolo scorso,  mentre eseguiva scavi  a Siracusa, presso la necropoli di Pozzo Pantano, portò alla luce un vaso potòrio,  un vaso usato per bere, del 1500 a.c. che, secondo lo stesso Orsi, era la prova della coltivazione e della vinificazione proprio dell’Albanello.

La sua storia sembrò concludersi  verso la fine del XIX secolo, a seguito della devastante epidemia di “Fillossera” ma, agli inizi del secolo scorso, grazie anche alla notorietà ritrovata per merito di  Paolo Orsi, si pensò di ricominciarne l’impianto e l’allevamento.

I suoi vini sono particolarmente apprezzati sia nella versione secca che nella versione dolce che si ottiene con l’appassimento in pianta e poi sui graticci per otto giorni dopo la raccolta dell’uva. E’ un vino che a differenza della maggior parte dei vini bianchi, può essere destinato anche ad un lungo invecchiamento.

Anche il Colonnello Giuseppe Coria  che potrebbe essere definito “Il Pellegrino Artusi siciliano” e Mario Soldati – grande estimatore e conoscitore delle eccellenze italiane -, ne hanno esaltato le qualità.

Il primo, degustandone una versione del 1946 lo descrive così: “ L’Albanello si produce con uve dell’omonimo vitigno, le quali sono fatte maturare lungamente al sole, tagliando financo le foglie ombrose per catturarne tutti i raggi. La vinificazione è particolare: la prima fermentazione è bloccata; successivamente è fatta riprendere, molto lentamente. Il colore è ambrato cupo, con trasparenze dorate. Profumo caratteristico di vino molto invecchiato, etereo, con buoquet compiuto e maestoso. Sapore appena dolce, con venature non dolci; caldo, vellutato, generoso, più che armonico. Tenore alcolico 19% naturali” Dice, inoltre,  anche di avere di fronte uno dei vini bianchi più longevi, con capacità di invecchiamento fino a 100 anni.

Mario Soldati lo definisce un vero “Asso” tra i maggiori vitigni siciliani.

I vini, sia secchi che passiti, ottenuti dall’Albanello, sono stati elogiati persino dai famosi  Viala e Vermorel (1909). Nel 1960, il più grande critico di vini Italiani, Luigi Veronelli, ha scritto che i vini realizzati mediante Albanello hanno un’eccellente gradazione alcolica (fino al 19%), ma sono molto costosi.

Vitigno, quindi, di elevatissimo rango l’Albanello, con alle spalle una grande storia. Ma nonostante tutto oggi è un vitigno quasi estinto. Forse perchè nei decenni appena trascorsi un mercato troppo frenetico, alla ricerca di consumi  e guadagni immediati ne ha penalizzato la natura di grande vino da invecchiamento. Ma, grazie al coraggio ed ai grandi sforzi di alcuni appassionati e coraggiosi viticoltori, si sta tentando di riportarlo al suo antico e meritato splendore per riproporlo ad un nuovo mercato che oggi, rispetto al passato, dimostra di essere più esigente ed attento al vino che beve.

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