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La Santuzza di Palermo


Testo a cura di Ivana Tanga. Giornalista ed editorialista. Curatrice di testi culturali per Isoradio Rai. Autrice de I Malavoglia a tavola e del saggio sull'antica cucina greca "A tavola con gli dei". Collabora con varie testate tra le quali Eureka e Foroellenico rivista edita dall'Ambasciata di Grecia in Italia.

 

Santa Rosalia, veneratissima “dea loci” palermitana, viene festeggiata per cinque giorni consecutivi, dal 10 al 15 luglio, con “a granni festa”, una festa grande, che contiene in sé tutto il pathos della emozionalità siciliana. Emblema di una devozionalità popolare intrisa di suggestioni folkloriche, come di emotivo misticismo, di fervore spirituale. Alla ‘santuzza’ miracolosa, vissuta da eremita in una grotta del Montepellegrino, va il merito di aver liberato Palermo dalla peste il 15 luglio del 1624. Da allora, i palermitani la festeggiano come la loro patrona, con un gran tripudio popolare in cui sacro e profano si alternano in momenti di umana coralità. Al grido di “Viva Santa Rosalia”, i palermitani salutano la statua della santa adornata di bianco,  portata in processione su un carro baroccamente ornato di fiori e di putti, trainato, in passato, da buoi addobbati a festa. L’uscita della processione per le vie di Palermo è salutata da botti e  fuochi pirotecnici, ‘u’ jocu di focu’, che disegnano in cielo il volto di Santa Rosalia.
La festa della “Santuzza” non poteva non terminare con una grande agape gastronomica allestita nel ‘foro italico’ . Decine di bancarelle traboccanti di cibarie: ‘calia e simienza’ (ceci abbrustoliti e semi di zucca salati); la ‘cubaita’, una sorta di torrone di zucchero, preparato al momento; il pane  ‘ca’ meusa’, ‘pane e milza’, tipico cibo di strada, cotto in grandi calderoni di rame, come pure i ‘babbaluci’, le lumache cucinate ‘ a’ picchi pacchi’, con salsa di pomodoro, cipolle e pepe nero. Un posto di rilievo lo hanno gli ‘sfinciunari’, specializzati nella preparazione degli ‘sfincioni’, sorta di panini lievitati e farciti con ogni bendiddio: pomodori, cipolle, caciocavallo, sarde, acciughe, olio, origano.  I ‘turrunara’ hanno i loro banchi ricolmi di ‘bubbuluna’, di ‘incriminata’, di ‘mandorlata’,  di ‘gelato di campagna’, un tenero torrone di pistacchi, pezzo forte delle festività palermitane.

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