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Storia riti di Pasqua nel sud Italia


Il grano seminato in piccoli contenitori pieni di terreno, portato in chiesa nei giorni precedenti alla Pasqua è ormai germogliato. La Pasqua si presenta con la resurrezione del Cristo e della Natura. Il “lauriello” è una pratica di buon augurio per la raccolta delle messi di grano nel mese di giugno.

Anticamente, ma ancora nelle nostre piccole comunità c’e chi lo prepara,  si mettono i chicchi di grano in una ciotola piena di terra con i bordi raccolti in carta da regalo e si poggiano in un angolo buio della Chiesa, lontano dalla luce e con la giusta umidità del terreno il vaso germoglia, metaforicamente sveglia la natura e arriva il periodo del lavoro e del raccolto. Al di fuori della Chiesa, nei nostri piccoli paesi, nell’aria si sparge un denso profumo di porri, biete che  si mescola  alla fragranza del pane appena sfornato, alle frittate con la toma e asparagi, ai calzoni al forno  ripieni di carni, ricotte, uova bollite, salumi,  pani lievitati,”culluri”, “cuzzole”. E’ Pasqua.

Ancora oggi, come un tempo, il periodo pasquale si inaugura con la preparazione delle “cuzzole”,  pani votivi che gli antichi greci chiamavano “coulloura” preparati e offerti con  riti pagani per ottenere  favori e benevolenze. Il cristianesimo ha introdotto nei rituali cattolici questi riti legandoli  al culto della fine della Quaresima  che precede la festività della Pasqua, stravolgendo antiche usanze ed imponendo i riti  come periodo di astinenza e penitenza. Pasqua rimane comunque il giorno in cui si ritorna a mangiare ogni ben di dio che la cucina tradizionale offre. E a tavola non può certo mancare il pane fatto con uova e farina, simbolo stesso della Pasqua. Il rito del pane con le uova  e delle pizze rustiche o ripiene di verdure da generazioni accompagna le donne, le massaie, durante la settimana pasquale, richiamando non solo l’antica ritualità della Resurrezione, ma anche la cerimonia della sua preparazione. Le donne risultano essere le vere protagoniste perché solo loro possono attribuire il giusto valore simbolico a questa grande festa della Resurrezione e del cibo preparando questo pane profumatissimo, ricco di gusto e di valore simbolico.

La ricerca  degli ingredienti, la lavorazione dell’impasto, la fase della lievitazione, la preparazione del forno a legna e la dosatura del calore sono momenti e emozioni che riaffermano tutto il carattere femminile del focolare domestico e riavvicinano la famiglia ad uno stile di vita che si va perdendo. Nelle cucine, con il fuoco che crepita nel camino e l’antico forno riacceso forse solo una volta l’ anno, dove tutte le donne, piccole, grandi e piccine,  si dedicano  alla preparazione delle ricette pasquali che ogni paese tiene superbamente nascosta. Il pane pasquale, chiamato “cuzzola”, “picciddato”,”culluro” e tanti altri nomi locali lo si riconosce  anche ad occhi chiusi per la fragranza degli ingredienti e per gli aromi che si sprigionano durante e dopo la cottura. E quando si aprono gli occhi, conquista anche per la  bellezza con cui si presenta, ammaliando sia per il sapore che per le forma ed i colori. Ricco di uova nostrane, il pane si presenta con uno sgargiante giallo oro e nei giorni pasquali  fa bella mostra su tutte le tavole e in  tutte le case.

In alcuni paesi, il  Sabato Santo, è rimasta viva l’antica usanza di portare in chiesa questo speciale pane  avvolto in grosse ceste,  preparato in varie forme. Quando suonano le campane per annunziare la Resurrezione, le donne come se sfilassero su di una passerella di gran moda, si recano in chiesa per la benedizione delle “cuzzole”, sistemate per il trasporto in cesti stracolmi dai quali però affiorano rilasciando una scia di inebriante fragranza per tutto il paese. E solo dopo essere state  benedette  si scambiano i prodotti,  come bene augurale, tra famiglie e amici. Ai bambini donano la bambola o la borsetta, variante della “cuzzola” a forma di treccia, adornato dell’uovo, simbolo della vita. Pasqua non è solo il giorno che invita tutti alla pace, alla serenità e alla contentezza, è anche il giorno che invita tutti alla tavola per gustare il ricco pranzo, dall’agnello alla “cuzzola” con la soppressata. Non per niente  si dice nel linguaggio antico e popolare ad una persona felice “Ie’ cuntentu coma‘na Pasca”, e’ contento come la Pasqua!

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