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L'arrivo delle piante di caffè in Europa


Durante il Rinascimento, con i grandi viaggi di scoperta, gli occidentali non tardarono molto a sentire parlare del vino d’Arabia (caffè), tramite i mercanti che solcavano il Mediterraneo.
Sin dall’inizio del XVII sec. i veneziani ne cominciarono l’importazione dei primi chicchi acquistati Al Cairo. Fu l’inizio di un commercio prospero con il Medio Oriente che ne mantenne il monopolio per più di un secolo. Tutti i sacchi in partenza venivano controllati: nessun chicco verde prendeva il mare senza essere stato prima tostato o bollito. A quel tempo l’Etiopia e lo Yemen erano gli unici produttori di caffè.
Durante il 1616 un mercante olandese, a bordo di una nave della Compagnia delle Indie Orientali di scalo a Mocha (Yemen) per caricare del caffè, riuscì a trafugare delle piantine e a farle giungere intatte ad Amsterdam. Accuratamente coltivate in serra, queste piante divennero le “madri” delle maggior parte delle piantagioni dell’arcipelago indonesiano.
Nel 1713 la città di Amsterdam offrì a Luigi XIV quattro piante di caffè, che reimpiantate in apposite serre nei giardini della corte, si fecero le capostipiti delle future piantagioni di caffè in America centrale e meridionale.
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