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Paolo III Papa del buon bere


Alessandro, della potente famiglia Farnese, è passato alla storia come uno dei campioni del più sfrenato nepotismo. Tipo energico, dal portamento aristocratico e di buona cultura, ebbe numerosi figli e fama d’impenitente donnaiolo, tanto da farsi soprannominare “Cardinal della Gonnella”.
Eletto Papa nel 1534, divenne convinto assertore di una riforma della disciplina e dei costumi della Chiesa, rimanendo però legato ai piaceri della tavola. Eccovi alcuni prodotti che si faceva arrivare dai suoi possedimenti: cervi e cinghiali da Castro, fagiani e spigole dall’isola di Bisentina, trote e anguille da Montalto, cipolle e verdure da Gradoli, melaranci da Capodimonte, olio e miele da Canino.
Papa Farnese non fu solo cultore del “buon mangiare”, Bartolomeo Scappi era suo cuoco, ma anche del “buon bere”. Paolo III professava un tale culto per il vino, come ci testimonia il bottigliere pontificio Sante Lancerio , da averne uno per ogni ora del giorno, per ogni mese dell'anno, per quando viaggiava, e per quando si sentiva afflitto dal peso della vecchiaia.
Questa passione per Bacco non gli impedì comunque di convocare il XIX Concilio Ecumenico di Trento allo scopo di ricucire l’unità della Chiesa, dopo lo strappo di Martin Lutero, e sanare la dilagante corruzione.
Papa Farnese fu particolarmente legato a Parma, città nella quale aveva cantato Messa e ricoperto la carica di Vescovo, ed è proprio nella tradizione emiliana che si conserva una ricetta di un tipo di tortellini che pare gli fossero graditi.
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