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Federico da Montefeltro e i banchetti raffinati


Nacque nel castello di Petroia, oggi comune di Gubbio, nel 1422 come figlio illegittimo di Guidantonio conte di Montefeltro e di Urbino. A ventidueanni, in seguito all’improvvisa morte del fratello Oddantonio, assunse il potere della signoria di Urbino. Condusse una brillante carriera militare, diventando ben presto per valore, prudenza e lealtà uno dei più famosi capitani italiani. Combatte al servizio di vari principi e pontefici, e l’attività militare gli permise di ampliare notevolmente i suoi possedimenti, tanto che furono riconosciuti “ducato” da papa Sisto IV.
Si distinse anche come conoscitore della lingua latina, delle lettere sacre e profane, raccolse intorno a se un gran numero d’umanisti e artisti, fra i quali Piero della Francesca, trasformando la sua corte in una delle più importanti dell’Europa del secondo ‘400.
Creò una ricchissima biblioteca tenendo impegnati per più di quattordici anni dai trenta ai quaranta trascrittori di libri.
Edificò varie rocche e fece innalzare il palazzo ducale d’Urbino, per morire all’età di sessantanni.
Sotto l'aspetto gastronomico gli influssi ducali sulle tradizioni della regione rimasero sempre piuttosto scarsi, e sembra che i Montefeltro offrissero solo raramente banchetti sontuosi.
In ogni caso, durante un recente lavoro di restauro della sala del trono del palazzo ducale, nelle "sopralogge” (soffitte) sono stati ritrovati vari reperti d'uso quotidiano, che hanno fornito interessanti testimonianze sulla vita e sulle abitudini alimentari della corte.
I manufatti illustrano la raffinatezza del corredo dei Montefeltro, con vetri soffiati sottilissimi, chiari e leggeri.
"El vino su la credenza vole stare in vetro perché se veda el colore et in fresco la state et le caraffe sempre coperte" si legge nelle prescrizioni di Palazzo.
Fra i reperti: piedi di bottiglie, fondi di bicchiere, piedi a stelo di calici, porzioni di coppe. Fra i resti di cibo: molta frutta secca, noccioli di pesche, susine, prugne, albicocche, mandorle, olive, melograni; ma anche residui di carne ovina, pollame, molluschi, vongole e ostriche.
Il gran numero di gusci di mandorle ritrovate, e il loro metodo d’apertura, farebbe presumere che il Duca fosse fra gli estimatori di quel famoso “latte di mandorle”, già apprezzato nel Medioevo e tanto in voga al suo tempo.
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