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Enrico VIII gourmet o gourmand


Enrico VIII Tudor (1491–1547)
Enrico VIII Tudor (1491–1547)

Enrico VIII: È impossibile descrivere la quantità di scritti relativi a quest’affascinante “personaggio”. Va detto, che l’ingente letteratura documentale e biografica che lo attornia ha senza dubbio molteplici motivi. In primis il celebre rampollo di casa Tudor era senz’altro un personaggio carismatico e bizzarro. E perché no, anche coraggioso e sfrontato per la mentalità del tempo. Basti pensare all’Europa di allora dove era più facile farsi numerosi nemici che amici, dove un’alleanza rispetto ad un’altra significava molto.

Un’epoca suggestiva dove presero le mosse cambiamenti e strategie politico-religiose che “segnarono” il Vecchio Continente nei secoli futuri. C’è poi la questione (non di poco conto) delle mogli dell’illustre sovrano: anche nel talamo Enrico si palesò volubile, capriccioso come pochi altri. E, giustamente, in parecchi si interrogano quale fu tra le “fortunate” consorti colei che ottenne "in dono" il più nobile dei sentimenti da parte di Enrico, e vale a dire l’amore concreto e candido! Forse la tronfia autentica patrizia Caterina d’Aragona fiera del suo status e origini, o la disinvolta e arrivista Anna Bolena, oppure l’irresistibile e davvero graziosa Chaterine Howard? Chi può dirlo a distanza di secoli, soprattutto in relazione a vicissitudini così intime e personali. Anche in questo caso la storia apre una breccia alle personali deduzioni del lettore con ampio beneficio di dubbi e fantasie più o meno plausibili. Va da sé che un uomo con così insaziabili appetiti e velleità serbasse identico piglio anche a tavola. Infatti, anche sui gusti “pappaioli” del buon Enrico si è prodotta una non indifferente mole di testi, resoconti e ricette a lui dedicate.

Un aspetto invece che potrebbe passare in secondo piano è la sua vera indole culinaria, o meglio i suoi gusti mangerecci. E perciò - il potente Enrico VIII - temuto a destra e a manca - era un vorace goloso senza remore, o un raffinato gourmet ante litteram che strizzava l’occhiolino ai migliori piatti e vini del tempo? Una gran bella domanda che tuttavia può trovare una fondata spiegazione. L’epoca storica di Enrico VIII è quella del riscatto culturale e morale dell’uomo, della restaurazioni di valori e qualità. Il Rinascimento - lo dice la parola stessa - fu tale non solo in Italia dove raggiunse l’apoteosi in tutte le arti e “i saperi”, ma anche nella lontana Inghilterra. Non si pensi quindi a Enrico Tudor come a un omone rozzo mentre addenta un cosciotto di agnello e trangugia con avidità vino e birra. Sarebbe riduttivo, banale e dal punto di vista storico del tutto errato.

Il convivio di Enrico era sempre provvisto delle migliori leccornie e primizie del tempo. Ad esempio erano tenute in grande considerazione la carni bianche, specie di pollame. La carne bianca, infatti, era vessillo di purezza e di integrità palatale. Gli scalchi di corte imbastivano polli, anatre, oche e pavoni in declinazioni superbe e foriere di decorazioni mirabolanti. Iniziava a far capolino la cucina visiva, perché, come è giusto, anche l’occhio vuole la sua parte. Non di rado le bontà citate venivano accompagnante da vin dolce, miele, frutta succosa di eccelsa qualità. Certo, la cucina del tempo, seppur patrizia, non ha parentela con quella attuale specie per quanto concerne i condimenti e i grassi adoperati per le cotture. Ad ogni modo rispondendo al quesito iniziale che titola questo nostro fruttuoso argomentare, si può azzardare che Enrico fosse una buona forchetta ma allo stesso tempo amante del bello, delle cose buone e ricercate. L’abbondanza a tavola va interpretata non come uso buzzurro o di basso profilo estetico, bensì come vezzo del tempo per esibire la personale potenza e ricchezza.

I convivi patrizi del Rinascimento - anni luce lontani da quelli triviali dell’Età di Mezzo - brillavano per abbondanza e scenografie. Piatti intesi e orditi come opere d’arte per magnificare il potente di turno e per stupire gli esposti. Purtroppo attorno alla figura di Enrico VIII, ai suoi cenni caratteriali, gusti e comportamento “paghiamo” le rappresentazioni che negli ultimi decenni alcuni spettacoli e messe in scena cinematografiche ne hanno offerto. Per comprendere meglio chi fosse questo eccentrico sovrano, che per primo mise in discussione il potere egemonico della Chiesa del tempo e si dilettò a tagliar teste e seminare terrore ovunque, andrebbe attuata una considerazione generale in relazione al tempo in cui visse. Quel che è certo è che, seppur per qualche decennio, Enrico fu regista assoluto del tempo e della storia. Del resto, se ancor oggi ne argomentiamo e discutiamo, un motivo ci sarà. 

Testo di Stefano Buso

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