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Storia pane di San Martino


Testo a cura di Ivana Tanga. Giornalista ed editorialista. Curatrice di testi culturali per Isoradio Rai. Autrice de I Malavoglia a tavola e del saggio sull'antica cucina greca "A tavola con gli dei". Collabora con varie testate tra le quali Eureka e Foroellenico rivista edita dall'Ambasciata di Grecia in Italia.

 

Tra le pieghe della devozionalità popolare spagnola abbiamo incontrato un rito particolarmente suggestivo legato alla festività di San Martino, il cosiddetto ‘Puya ‘l  ramu’, letteralmente ‘punta del ramo’ in lingua asturiana. Si tratta di una struttura di legno triangolare, il ‘ramo’, sulla quale vengono collocati delle ciambelle di pane, intagliate ai bordi, che ricordano la sfera solare. A loro volta, questi pani vengono addobbati con nastri colorati e frutta di stagione, come mele e cotogne. Il ‘puya ‘l ramu’ viene collocato sull’altare durante la messa in onore di San Martino. Dopo la funzione religiosa, il pane benedetto viene portato in processione accanto alla statua del santo e poi distribuito ai fedeli sul sagrato della chiesa. Il pane di S. Martino viene confezionato per grazia ricevuta, come ex voto dai fedeli particolarmente devoti. Un buon esempio in cui fede e farina si vengono ad intrecciare saldamente. Una tradizione che ricorda molto da vicino le cosiddette ‘tavole di S. Giuseppe’ allestite in molte zone della Sicilia contadina. 
Sulle tavole dell’11 novembre, oltre al pane di S.Martino, in alcune regioni del nord della Spagna, si consuma il ‘panchòn’,  un dessert originalissimo, a base di pane cotto in foglie di verza, per tutta la notte in forno tiepido, dal sapore molto particolare. Ancora del pane, dunque, per commemorare il santo di Tours, alla fine del periodo della semina, all’inizio della stagione invernale, quando il seme della spiga giace al caldo sotto terra.

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