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Storia del pinzimonio


Con questa parola, proveniente probabilmente dal verbo “pinzare” (pungere, essere piccante) s’indica l'uso di mangiare delle verdure crude intinte in olio d’oliva e sale (a piacimento con l’aggiunta di pepe e aceto), all'inizio o alla fine del pasto.
Quello del pinzimonio è un uso molto antico, già diffuso nei banchetti rinascimentali. A quel tempo la frutta e la verdura, che arricchiva i vassoi di portata per scopi puramente decorativi (trionfi), iniziò ad essere consumata intinta nei sughi delle carni che aveva decorato.
Fu nel XIX sec. che si consolidò l’abitudine di sostituire i sughi con l'olio d’oliva, perché le verdure fresche divennero una vera pietanza, affidata nella composizione alla discrezione di chi allestiva il pranzo.
In Toscana si mangiano in pinzimonio: carciofi, carote, finocchi, sedani, ravanelli, porri, cipolline ecc.
Filippo Pananti, epigrammista fiorentino dell'Ottocento, scrive:
"Mi vo subito a mettere a telonio,
pieno di fuoco e un bellissimo estro,
perché ho mangiato molto pinzimonio".
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