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L’economia del cittadino in villa - Vincenzo Tanara


Vincenzo Tanara (inizio ‘600–1667 ca.)
Vincenzo Tanara (inizio ‘600–1667 ca.)

Vincenzo Tanara, marchese bolognese, cacciatore per passione e soldato presso varie corti italiane, si impegnò nello studio dopo che ebbe “scoperto” la biblioteca del Cardinale Sforza.
Da allora il marchese si dedicò alla stesura di alcuni scritti, che amò redigere rifugiandosi nei propri possedimenti di campagna.
L’opera: “l’economia del cittadino in villa” (1644) di Tanara, suddivisa in vari libri, fu concepita prendendo ispirazione dal suo soggiorno rurale e dalla conduzione pratica della sua tenuta. “L’economia” è un testo importante, perché ci racconta una nuova visione dell’agricoltura, non più votata alla sussistenza, ma alle esigenze di mercato e ai calcoli di profitto.
Particolarmente interessanti si rilevano anche gli incisi ed i commenti sulle ricette: espliciti e diretti, dettati dalle personali predilezioni gastronomiche del marchese e dalle sue funzioni di buon padre di famiglia. Fra le citazioni riportate, dal testamento porcelli , alla preparazione di pasticci e salse, noi vogliamo segnalarvi una nota di “cronaca rosa” sul ruolo ricoperto delle dame in certi banchetti dell’epoca.
Bologna carnevale 1643.
“C’è stato un memorabile convivio al quale hanno partecipato: il Cardinal Legato Antonio Barberini, nipote di papa Urbano VIII, e una folta rappresentanza del patriziato cittadino. Curiosamente si segnala anche la presenza di cinquanta dame, invitate per la grande festa da ballo in programma al termine del banchetto. Questa leggiadra partecipazione è stata possibile solo grazie ad una gentile concessione (affermatasi in questi anni a Bologna) che ha permesso alle donne di fermarsi anche a cena, - per essere più unite e comode al seguito della danza - come ha osservato il nobile Tanara.
Per completare la cronaca, le dame non hanno avuto il privilegio di prendere parte al pranzo ufficiale, riservato solo agli uomini, ma hanno mangiato in una sala separata, servite dai mariti, da altri nobili e dallo scalco del cardinale”.
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