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Bertoldo e Bertoldino... - Giulio Cesare Croce


Lo scrittore bolognese Giulio Cesare Croce conquistò grande notorietà con una storia ambientata alla corte di Re Alboino : "Le astuzie di Bertoldo e le semplicità di Bertoldino", soggetto medievale già conosciuto in diverse versioni, arricchito in seguito da Adriano Banchieri e publicato come: "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno".
Nel racconto un contadino delle montagne, abituato a mangiare rape e altri cibi umili, viene adottato dal re. Con il passare del tempo il contadino si ammala, e dato che i medici di corte non conoscono le sue origini gli somministrano rimedi sbagliati. Bertoldo allora, che sa quale sia il suo male, chiede di mangiare rape e fagioli (dieta del contadino), ma sfortunatamente nessuno ritiene giusto servirgli cibi semplici, per cui alla fine muore. L’ironico epitaffio sulla sua tomba rammenterà: “Chi è uso alle rape non vada ai pasticci”.
Verso fine Rinascimento, del Croce non furono meno diffuse altre opere in prosa e versi, nelle quali l’uso della lingua era alternato con quello del dialetto.
Per l‘esaltazione “dell’arte diluviatoria e delle leccardissime scienze” (ossia il cucinare e il mangiare), si possono ricordare: “I banchetti di mal cibati”, “La sollecita e studiosa Accademia de’ Golosi” e “L’eccellenza e il trionfo del porco”. In quest’ultimo scritto, comparso a Ferrara nel 1584, il porco è protagonista di una gioiosa epopea dell’abbondanza, con la celebrazione delle sue qualità nutritive e delle sue “virtù”, nelle quali “gentiluomini” e “genti di poco conto” sono accomunati nel godimento della gola.
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