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Storia e tradizioni culinarie del Carnevale


Goethe diceva che il Carnevale non era una festa che si offriva al popolo, ma una festa che il popolo offriva a se stesso, dove il mondo si rovesciava, si sbeffeggiavano le autorità, e il servo diventava padrone e il padrone servo. Nel IX e X secolo, i giorni di questa festa erano detti anche “giorni dei folli. Il carnevale è paragonabile alle celebrazioni in onore di Saturno (Saturnalia) officiate dai romani tra i mesi di dicembre e marzo. In riferimento a queste feste Esiodo ricordava che: “gli uomini vivevano come dei, avevano il cuore tranquillo ed erano liberi da fatiche e sventure”. Il travestimento e l’uso della maschera sembra vennero introdotti per evitare di riconoscere i protagonisti dei tanti eccessi. Nel Medioevo con l'ascesa del potere della Chiesa Cattolica divenne sempre più importante la funzione purificatrice e propiziatoria che venne attribuita a questo momento del calendario che coincideva con l'inizio del nuovo ciclo agrario.

Tra le molteplici interpretazioni che si avanzano sull'etimologia della parola "carnevale" ve ne segnaliamo tre. Secondo alcuni deriverebbe da "currus navalis" che indicava i carri su cui si sfilava nelle parate antico romane durante la festa; per certi da  "carmen levare" ovvero intonare un canto, il modo più popolare di fare festa; per altri il nome proverrebbe dal "carnem levare" letteralmente "levare la carne" giocando sul rovesciamento dei ruoli tipico del carnevale, con il quale si avvertiva il popolo che alla fine della feste sarebbe cominciato un periodo di digiuno, ossia la Quaresima.

Va sottolineato che il carnevale è festa tipicamente italiana, tanto che la nostra parola si è fatta internazionale ed è passata nel francese carnaval, nello spagnolo carnaval, nell'Inglese carnival, nel tedesco Karneval e in moltisime altre lingue. 

Nei carnevali italiani e dei paesi latini, buona parte degli eccessi riguardavano il campo alimentare. La sua coincidenza con il rito contadino della macellazione del maiale, lo sposavano al trionfo delle ghiottonerie suine d'ogni genere. Per esempio, venivano lanciati pezzi di maiale alla folla festante sia nella "Festa della porchetta" (carnevale di Bologna del 1279 ), che nella "Cuccagna del porco" (fino al '500, periodo di nascita del carnevale romano), dove dalle finestre delle case dei Colonna arrivavano pezzi di cibo sul popolo. 

In ogni carnevale erano tradizionali i carri trionfali dell'Abbondanza che portavano figure simboliche cariche di cibi a mò di ornamenti. Durante le celebrazioni si effettuavano anche recite allegoriche, come testimoniano scritti dal Medioevo al '700, nelle quali il Carnevale in forma di fantoccio o animale veniva processato e poi condannato, prima di morire, a redigere un testamento dove il cibo era il protagonista principale. 

Oggi una delle usanze gastronomiche di Carnevale, ancora viva in quasi tutte le regioni italiane, è la preparazione di dolci molto semplici di pasta fritta. Guarniti di miele o di zucchero a velo, assumono nomi diversi nelle varie aree: Tortelli o Chiacchiere (Lombardia), Cicerchiata (Puglia e Calabria), Zeppole (Veneto), Pignoccata (Sicilia), ecc. 
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