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Candelora e la sacra crepe


Testo di Maria Ivana Tanga. Console AIGS giornalista-editorialista. Responsabile della rubrica "Soul & Food" del web site leggereungusto.it. È autrice del libro I Malavoglia a tavola, un saggio tra cucina e letteratura, in compagnia di Giovanni Verga". Appassionata di "archeogastronomia", è autrice di uno studio sul banchetto dei greci antichi e del volume Il pane e il miele - Tavola e cultura in Grecia.

 

Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù Lc 2,22-39, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

Sembra che alla Candelorea siano ricollegate le crepe. Si narra che, in occasione di questa festività Papa Gelasio abbia sfamato i pellegrini provenienti dalla Francia con sottili sfoglie di pasta fritta, preparate nelle cucine vaticane. Furono gli stessi fedeli francesi a definirle ‘crepes’, cioè, ‘arricciate’ (dal latino, “crispus”). In omaggio alla ospitalità papale, le crepes diverranno il dolce tipico del giorno della Candelora, e secondo la tradizione le massaie francesi quando rovesciano la crepe nella padella esprimono un desiderio.

Naturalmente, la rudimentale crepe medievale a base di uova e farina, nel tempo si è venuta arricchendo di altri ingredienti come latte e panna. La crepe ‘Suzette’, inventata per errore da un discepolo di Escoffier per soddisfare il palato del principe di Galles, Edoardo VII, vede la presenza della salsa d’arancia, accompagnata da costosi liquori. Il nome ‘Suzette’ è un omaggio alla gentildonna ospite del principe, la quale si chiamava, appunto, Suzette.  La versione mitteleuropea prende il nome di “palatschinken”, mentre le versioni italiche che più le si avvicinano sono le ‘miacce’ della Valsesia e le ‘crispelle’ del teramano, salate e cotte in brodo. Le ricette di crepe, sia dolci che salate, sono tantissime, anche se gli ingredienti di base sono rimasti gli stessi dell’epoca medievale: uova e farina.

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