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Categoria: feste a tavola

Storia tradizioni gastronomiche del 1° maggio


Le calende era il primo giorno di ciascun mese nel calendario romano, quello della nuova luna quando il calendario era legato al ciclo lunare (calendari di Romulus e di Numa Pompilius).

Le calende di maggio erano destinate a festeggiare spensieratamente la rigenerazione della natura. Tutto il popolo nei paesi come nelle città partecipava al piacere di vivere la buona stagione, di danzare e cantare in compagnia, d’incontrarsi all’aria aperta. L’elemento centrale di questa festa profana era l’albero che chiamavano semplicemente “il maggio”; innalzato nella piazza e sulla cima veniva ornato di vettovaglie che i più arditi maggiaioli si contendevano nel corso di spericolate arrampicate.

Dalla rivoluzione francese l’albero assunse pure il simbolo della richiesta di una vita migliore perché come elemento del bosco rappresentava una delle principali fonti di sussistenza (utile a costruire le abitazioni, la legna per riscaldare, i mobili per abitare, i frutti da cogliere).

Dalla metà del '900 l’albero tornò ad assumere la sua funzione orginale simbolica legata al mito popolare dell’Albero della Cuccagna di Bengodi da scalare alla conquista di ghiotti alimenti.

Non poteva che collocarsi a calendimaggio il primo fatale incontro di Dante Alighieri, ragazzo di una decina d’anni, con Beatrice, ospiti entrambi ad un convivio.

Di maggio le giornate sono lunghe, invitano alle uscite nei campi, alle merende sui prati. Questo è il mese emblematico della giovinezza, nonche il mese “ortolano”, nel quale si esaltano gli ortaggi e le erbe nelle insalate o nei pinzimoni.

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