Storia dei confetti

Categoria: dolci

I confetti sono un'invenzione medievale, elaborata in ambito farmaceutico e trasferita solo in un secondo momento al campo gastronomico. Il termine (dal latino conficere, «fabbricare») significava che era una cosa artificiale, non esistente in natura. Un'invenzione, appunto. L'idea era quella di addolcire delle sostanze medicamentose (erbe, spezie, semi) per renderle più gradevoli, piacevoli da ingerire: «con un poco di zucchero la pillola va giù», recita una canzoncina a tutti nota. Ma non si trattava solo di 'accompagnare' la sostanza contenuta nel confetto: lo zucchero stesso, che solo sul finire del Medioevo si diffuse in Europa, si riteneva benefico per l'organismo, in quanto apportatore di dolce, il sapore perfetto, espressione di un nutrimento equilibrato e corretto.

Se poi lo zucchero conteneva una spezia, a sua volta ritenuta salutare per la buona digestione (giacché apportava calore allo stomaco, favorendo il processo digestivo che era allora interpretato come un meccanismo fisico di 'cottura' del cibo), il gioco era fatto. Buona la spezia, buono lo zucchero, buonissimo il confetto. L'abitudine di servire confetti speziati alla fine del pasto è un'abitudine che si diffonde in Italia tra gli ultimi secoli del Medioevo e l'Età rinascimentale. Sia lo zucchero, sia le spezie erano allora un segno distintivo della tavola signorile: il confetto lo fu doppiamente. 

Le tecniche di lavorazione dei confetti sembra vennero perfezionate nel XV sec. dagli Spagnoli. Il procedimento consisteva nello scaldare lo sciroppo di canna al fine di ottenere una patina bianca e cristallina che poteva avvolgere mandorle, nocciole e bucce d'agrumi. Da allora questi dolcetti si diffusero come un simbolo di prospero successo da lanciare al popolo nelle sfilate carnevalesche o nelle parate di trionfo militare.

Nel nostro paese la produzione dei confetti si concentra a Sulmona e nel napoletano. La tradizione abruzzese è molto antica; il primo documento sulla lavorazione dei confetti, custodito nell'archivio del comune di Sulmona, risale al 1492. Furono poi le monache del monastero di Santa Chiara dello stesso paese a creare, attorno al 1500, fiori, grappoli, spighe, rosari e cestini di confetti legati con fili di seta. Nel corso dei secoli le modalità di produzione si andarono perfezionando, così nel '700 i confetti venivano preparati in grandi caldaie, alimentate con fuoco di carbone, fatte oscillare costantemente per evitare che le mandorle si attaccassero tra loro. Il procedimento prevedeva quattro giorni di lavorazione in modo che lo zucchero formasse una patina abbastanza spessa sopra la frutta secca. 

Il confetto classico contiene solo una mandorla, ma i pasticceri da sempre lo arricchiscono di vari aromi e profumi. Tra i più rinomati quelli all'anice, ed è bello scoprire il piccolo seme alla fine di una lunga e paziente degustazione. Guai a masticare frettolosamente: il seme rischierebbe di scomparire dalla lingua. Per succhiare un confetto non ci vuole fretta, e per trovare il seme ci vogliono attenzione e concentrazione. Questa costrizione alla lentezza è quasi un esercizio di rilassamento, esso stesso utile per predisporre il corpo al benessere.

Anche poeti famosi come Carducci, Verga e Pascoli ricordano i confetti quali dolci per pranzi importanti e ricorrenze solenni.

Dal XIX sec. questi dolcetti si colorarono, identificando simbolicamente l’evento del dono. Il bianco purezza per il matrimonio o la prima comunione, il rosa o azzurro per il battesimo, il verde speranza per il fidanzamento, il rosso per l’esame della tesi di laurea, l’argento per il venticinquesimo e l’oro per il cinquantesimo anniversario di matrimonio.

 

Leggi news dolci

Leggi news torta nuziale