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Brigidini trastullo delle monache


Questi dolci sono così ricordati da Pellegrino Artusi , nel suo famosissimo libro:
«è un dolce o meglio un trastullo speciale, alla toscana, che trovasi in tutte le fiere e feste di campagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme di cialde».
I brigidini, chiamati anche cialde o cicalini, sono una specialità di Lamporecchio (paese fra Pistoia ed Empoli), e il loro nome viene dalle “Brigidine”. Devote a Santa Brigida, queste monache vivevano in un monastero del luogo, e il loro “servizio” consisteva nella preparazione di ostie per la comunione, realizzate per mezzo di stampi in ferro con due dischi incisi, fatti a mo’ di lunga tenaglia. La leggenda vuole, che verso la metà del XVI sec., tutto sia cominciato per l’errore di una delle sorella, che mentre stava elaborando l'impasto delle ostie ne sbagliò la preparazione. Le monache allora, per non sprecare quel composto e mangiarlo in occasione del pranzo domenicale, pensarono di ingentilirlo aggiungendovi dei chicchi d’anice.
Era così nato il "trastullo speciale", destinato a divenire la ghiottoneria profana, che si prepara da tempo immemorabile in tutte le sagre d’Italia.
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