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Storia bignč e pasta choux


Le sue origini sono umili e l'etimologia incerta: pare che il primo uso attestato del termine sia riferito a una tipologia di pane ripieno cotto sotto le ceneri. 

Due i tipi: fritto o ripieno. Il primo è un dolce di carnevale diffuso in diverse regioni italiane, fatto con un impasto di farina-uova-lievito-latte-burro-zucchero-liquore suddiviso in piccole forme, poi fritte e spolverate di zucchero a velo.

L'altra tipologia di bignè è un guscio di pasta choux ripieno di creme variamente aromatizzate.

La ricetta della pasta choux sembra che nacque durante il Rinascimento alla corte di Firenze, per essere poi esportata in Francia a metà Cinquecento dai cuochi al seguito di Caterina de' Medici andata in sposa al futuro re Enrico II di Valois; la paternità della preparazione viene attribuita al capo pasticcere mediceo Penterelli, perfezionata dal suo successore Popelini.

Fu verso l'inizio del XIX sec. che la ricetta prese il nome di pasta choux, perfezionata con la farciture di crema pasticcera o crema chantilly da Jean Avice e Marie-Antoine Carême, presentata a "montagnetta" guarnita di caramello (croquembouche) o ricoperta di cioccolata (profiterols).

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