Bartolomeo Bimbi e frutti per Cosimo III

Categoria: cibo e arte

Il suo primo e quasi coetaneo biografo, Francesco Saverio Baldinucci, stravedeva per lui e infatti affermò che:

"... né Tiziano né Raffaello, né alcun pittore del mondo che avesse voluto fare frutte e fiori mai sarebbe arrivato a farli in quelle forme e così bene".

Peccato che Bartolomeo Bimbi si sia limitato, nella sua lunga carriera, a dipingere solo ortaggi, frutta, fiori (e qualche animale), perché, se la sua abilità era così alta come l'ha descritta il Baldinucci avrebbe potuto lasciare una traccia ben più profonda della sua arte. Invece si specializzò e quasi mai uscì da quel binario che la sorte (o il caso) gli aveva riservato: quello di creare in maniera quasi didascalica e illustrativa solo "nature morte".
Nato a Settignano nel 1648, fu per qualche anno allievo di Lorenzo Lippi e ben presto si specializzò in soggetti floreali e nelle grottesche. Quando un suo lavoro capitò sotto gli occhi del granduca Cosimo III, il destino di Bartolomeo fu segnato: ritrarre dal vivo ogni sorta di prodotti ortofrutticoli, non solo nati in terra toscana ma anche quelli che provenivano da luoghi lontani ed esotici. In altre occasioni gli veniva commissionato di riprodurre esemplari "stravaganti e aborti di natura", ed ecco allora un cavolfiore che pesava 18 libbre (circa otto chili), oppure una zucca raccolta in un orto pisano del peso di 167 libbre. A proposito del dipinto relativo a quell'enorme ortaggio, il suo biografo racconta che, alla richiesta del granduca di conoscere la spesa per quella pittura, il Bimbi, descritto dal Baldinucci come una persona introversa e timida ("...fu sempre umile né mai ebbe alcuna stima di se medesimo"), spedì a corte il dipinto e, come gli era stato richiesto, la cifra per il suo lavoro. Il granduca la trovò talmente bassa che si sentì in dovere di inviare al pittore una missiva nella quale gli diceva che in quel conto doveva esserci qualcosa di sbagliato e che lo rifacesse.

Il Bimbi, terrorizzato al pensiero che forse aveva chiesto troppo, rispose al granduca che facesse lui stesso il prezzo che riteneva giusto. E il granduca inviò al suo timido collaboratore il doppio della cifra che aveva richiesto. Nonostante le - sembra rare - elargizioni medicee, Bartolomeo morì (a 82 anni) piuttosto povero e dimenticato.
Attualmente quasi tutti i lavori a lui attribuiti si trovano in gallerie e musei fiorentini e nel recentemente istituito "Museo della natura morta" che occupa un'ala della villa medicea di Poggio a Caiano.

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