NOTIZIE cibo e arte


Categoria: cibo e arte

Arte: Peccato di gola


I golosi (part.) - Taddeo di Bartolo (1393)
I golosi (part.) - Taddeo di Bartolo (1393)

La rappresentazione allegorica della gola ha un chiaro valore dottrinario: si tratta di un modello negativo volto a ricordare allo spettatore i rischi che comporta l’eccedere nei cibi.
Alle origini l’assunzione del cibo regolata unicamente dal bisogno era contrassegnata da semplicità e parsimonia. Il peccato di gola fu un segnale del progresso, in quanto preparazioni culinarie sempre più sofisticata scandirono le tappe della corruzione morale.
Nell’esegesi biblica il peccato originale sembra essere prevalentemente interpretato come un peccato di gola, scaturito dal divieto divino di cibarsi del frutto proibito.
Nel Medioevo, in accordo a tale visione, dominò l’idea che il primo peccato fosse stato un peccato di gola e che attraverso questo tutti i mali fossero entrati nel mondo. I sette peccati capitali (gola, superbia, lussuria, ira, accidia, avarizia, invidia) diventarono oggetto di citazioni e descrizioni in numerosi scritti esegetici.
In pittura la gola veniva spesso descritta nelle rappresentazioni infernali che illustrano il Giudizio Universale, o nelle summe pittoriche dottrinarie con la personificazione dei vizi e delle virtù.
In genere questo peccato è rappresentato per vie allegoriche con tavole riccamente imbandite intorno alle quali stanno assisi i golosi, o impersonato da esseri umani dal ventre voluminoso in atto di mangiare. Associati alla gola sono in genere gli animali noti per la loro voracità, come maiali o lupi.
Iconografia
La gola sembra trovare spesso espressione nelle rappresentazioni medievali del Giudizio Universale e dei cicli di vizi e virtù.
Ancora diffusa nel Quattrocento e Cinquecento, il soggetto della gola compare sia in area italiana che fiamminga.
Leggi news peccati capitali
Leggi news cibo e lussuria
Leggi news Carnevale
Leggi news Quaresima





Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria