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La verdura nell'arte


Presente già in epoca primitiva nell’alimentazione dell’uomo, la verdura rappresenta simbolicamente la natura che produce generosamente e dona all’uomo cibi preziosi per la sopravvivenza.
Nota alla cucina egizia, greca ed etrusca, la verdura fu ampiamente impiegata nella gastronomia romana, come documentano le ricette di Apicio.
I primi cristiani consumavano verdure con molta frequenza, ma nel Medioevo divennero un cibo essenzialmente destinato a poveri e contadini, ritenute indigeste per gli stomaci “nobili”.
Le verdure si riaffacciarono timidamente alle mense signorili nel Rinascimento, quando nei sontuosi banchetti i loro sapori rustici venivano accostati a quelli speziati e agrodolci in un continuo gioco di contrasti.
Il ‘600, con la sua curiosità scientifica per la natura, riscoprì le verdure come alimenti sani e necessari alla salute dell’uomo. Nelle serre di Versailles, accanto ai magnifici fiori dalle origini varie, si coltivava ogni sorta di verdura, base di una gastronomia che si andava semplificando ed aprendo a sapori più genuini.
Fu in questo periodo che alle spezie esotiche, tanto di moda nella cucina rinascimentale, si andarono a sostituire le erbe aromatiche prodotte nell’orto accanto alle verdure. Tra gli autori che celebrarono questi prodotti ritroviamo Giacomo Castelvetro.
Con le scoperte tecnologiche del ‘700 illuminista l’agricoltura progredì e le verdure divennero un alimento fondante della dieta degli intellettuali, come testimonia anche il trattato del Vitto pitagorico.
Significato
Natura, stagioni, provvidenza divina, salute.
Iconografia
Le verdure sono spesso rappresentate nelle scene di mercato e cucina di artisti italini o fiamminghi del XVII e XVIII sec.
Associate alle stagioni compaiono nei capricci di Arcimboldi di fine ‘500 e nelle nature morte dal XVII al XIX sec.
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