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Il vino complice del piacere ne “I Cinque Sensi” di Jan Cassiers


Testo di Rosario Giunta QUESTORE AIGS Siracusa . Cultore d'enogastronomia e storia del vino siciliano. Responsabile enologico de I Monsù Accademia Siciliana di enogastronomia. Consulente enologico del settimanale Cammino. Ha ricevuto l'Attestato d'Eccellenza dalla FIPGC Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Cioccolateria.

 

Sulla nascita del vino, una  leggenda racconta che nel palazzo di Jamsheed – mitico re della Persia –  a cui si attribuiva  la stessa funzione di Noè nel salvare dal diluvio specie animali e vegetali e, tra queste, la “vitis vinifera”,  un recipiente che conteneva uva producesse un liquido che “bolliva”.

L’uso di questo liquido, ritenuto velenoso, fu quindi proibito ed il vaso sigillato.  La preferita del re, fanciulla di rara bellezza ma in preda ad un grave stato di depressione, pensò di suicidarsi ingerendo quella sostanza velenosa. Il risultato, invece, fu opposto: la fanciulla guarì dalla depressione diventando anzi euforica  tanto che il re dispose la somministrazione del succo ai soldati durante le battaglie.

Il vino, pertanto, fin dall’antichità è stato considerato portatore di allegria ed euforia al punto che San Benedetto da Norcia nella “Regola”, scritta a Montecassino agli inizi del VI secolo,  stabilì  la "misura" che i monaci non potevano superare e, cioè, di un quarto di vino a testa al giorno perché il “vino fa traviare anche i saggi”.

Il vino, quindi, oltre che per la sua vera natura, è stato spesso raccontato o raffigurato come il nettare dell’oblio e del piacere.

Una simpatica attinenza della complicità del  vino nel piacere , la troviamo ne  “I Cinque Sensi” – quadro del  XVII secolo  - nel quale  il pittore fiammingo Jan Cassier, in una compiacente atmosfera, descrive i cinque sensi in questa divertente rappresentazione.

Il senso del gusto: è descritto attraverso il vino,  un vino bianco  appena versato da una brocca finemente cesellata in un leggero bicchiere di cristallo  in mano ad una elegante gentildonna.

Il senso del tatto:  è descritto attraverso una coppia dipinta  in atteggiamento complice,  incoraggiato dalla penombra.

Il senso dell’olfatto: è descritto attraverso  un’altra  gentildonna che, seduta alla sinistra della prima, annusa un fiore.

Il senso dell’udito:  è descritto attraverso  un musicista che accompagna con un liuto i personaggi.

Il senso della vista: è descritto attraverso una fanciulla che , affacciatasi da una tenda, rivolge il suo sguardo alla gentildonna centrale la quale, a sua volta,  mostra interesse attraverso un analogo sguardo invitante.

E  leggendo tra le righe, anzi -  tra i personaggi  - non sembra forse che che  il vino sia lo strumento attraverso il quale l’autore si rende e lo rende complice di questa atmosfera carica di promesse, di ammiccamenti, di contatti volti alla  ricerca di un  piacere spinto oltre le immagini?





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