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Il Pesce


L’abitudine di cibarsi di pesce è antichissima. Popoli di navigatori quali egizi, fenici e cartaginesi erano consumatori di pesce, così come greci, etruschi e romani che lo conservavano in salamoia.
Agli ebrei era consentito mangiare il pesce con le squame quale augurio di fecondità.
Nella religione Cristiana troviamo questo alimento protagonista nel Nuovo Testamento in episodi della vita di Cristo, come nella pesca miracolosa e nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Frutto della Provvidenza, degustato sia fresco che conservato sotto sale, il pesce diventò nel tempo il cibo cristiano penitenziale per eccellenza, consentito laddove era proibita la carne.
L’abitudine a cibarsi del pesce perdurò durante Medioevo e Rinascimento anche grazie all’eccellente possibilità di conservarlo sotto sale.
Testimonianze pittoriche e letterarie mostrano come sin dall’epoca paleocristiana il pesce rappresentava simbolicamente Cristo.
Il termine greco “ictus” veniva inteso come l’acrostico composto dalle cinque lettere iniziali della definizione: Jesus Xristos Theou Uios Sator (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore).
Sin dagli scritti esegetici medievali il pesce nell’acqua identificava il cristiano battezzato o le anime pescate dai predicatori.
Significato
Cristo figlio di Dio
Iconografia
Come allusione a Cristo e alla sua dottrina il pesce compare nell’iconografia delle cene e dei conviti sacri, o del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Soggetto altrettanto diffuso nelle scene di mercato e di cucina fra XVI e XVII sec., in specie di capricci arcimboldeschi e nelle nature morte fino al XX sec.
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