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Crostacei e arte


Natura morta con astice - J. Davidsz de Heem (1634)
Natura morta con astice - J. Davidsz de Heem (1634)

Presenti sin dall’antichità sulle tavole dei banchetti, aragoste, gamberi e granchi rappresentano l’emblema della rinascita e della resurrezione, ma sono anche simbolo d’instabilità.
Presso i romani i crostacei erano cibo prezioso, e tale rimase nella cucina medievale e rinascimentale. Platina, sottolineando come i gustosi crostacei fossero un cibo indigesto, suggeriva di alleggerirli cocendoli in acqua e aceto.
Vietati da norme alimentari ebraiche, che indicano nel pesce con squame l’unico cibo ittico consumabile, i crostacei non subirono particolari restrizioni presso i cristiani.
Negli scritti esegetici medievali sia all’aragosta che al granchio veniva attribuito il significato di simbolo di Resurrezione, derivato presumibilmente dall’elaborazione di una notizia di Plinio, seconda la quale i due crostacei rinnovavano in primavera il proprio involucro spogliandosi del vecchio. Sempre nel Medioevo, l’aragosta che saliva alla superficie marina per inabissarsi poi subito dopo, rappresentava anche il pagano o l’eretico o l’adulatore che disinvoltamente cambiava il proprio pensare.
Nel linguaggio simbolico dei comportamenti, sia il granchio che il gambero identificano instabilità e incostanza per la loro caratteristica deambulazione fatta di avanzate e arretramenti apparentemente immotivati; secondo la stessa interpretazione essi incarnano il peccato e addirittura il demonio che si ritiene cammini all’indietro.
Significato
Resurrezione, inconsistenza.
Iconografia
I crostacei compaiono con una certa frequenza sia nelle nature morte che nelle scene di genere fiamminghe fra XVII e XVIII sec., e quali leccornie essi venivano occasionalmente rappresentati come allegorie del gusto.
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