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Agnello simbolo sacrificale


Ultima Cena - Jacopo Bassano (1546/48)
Ultima Cena - Jacopo Bassano (1546/48)

Presso i greci, dove la pastorizia aveva un ruolo preminente, la carne d’agnello era molto consumata. Nell’Iliade anche Achille è spesso descritto mentre cuoce allo spiedo sulle braci agnelli o capretti, inteneriti precedentemente con la fiamma in bacili bronzei.
La carne ovina era presente anche nella cucina etrusca e rappresentava una prelibatezza in quella romana.
Nella Bibbia l’agnello identifica il simbolo sacrificale per eccellenza, e rimane celebre il passo che vede Abramo immolare l’animale in luogo del figlio Isacco. Questo episodio della tradizione ebraica venne poi adottato dal cristianesimo, che paragonò l’agnello a Cristo perché come l’animale fu sacrificato senza colpa. L’agnello nella religione cristiana diventò anche emblema degli apostoli e in genere di tutti i semplici o gli innocenti, ovvero uomini santi e peccatori redenti. Ancora oggi l’agnello è il cibo della Pasqua ebraica, e l’alimento rituale del calendario cristiano nel quale si commemora la Resurrezione (sostituito anche dalla carne di pecora o di capra).
Significato
Vittima sacrificale
Iconografia
L’agnello compare spesso associato alla figura di Cristo nei contesti evangelici come l’Ultima Cena e la cena di Emmaus, o in riferimento alla celebrazione della Pasqua ebraica.
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