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Storia e proprietÓ fagiolo Gioghedda di Castelsardo


 

Testo di Giovanni FancelloEsperto e docente di storia della gastronomia sarda. Autore di numerosissime pubblicazioni, fra le quali citiamo: Sabores de Mejlogu, Sardegna a tavola, Il pesce povero, Le erbe selvatiche, Le spezie. Collabora alle pagine gastronomiche delle più importanti testate giornalistiche sarde. Vincitore del concorso internazionale  “Premio Marietta” di Pellegrino Artusi.

 

Il fagiolo “gioghedda”(piccola lumaca in sardo) è una raffinata varietà di fagiolo in via di estinzione, coltivato solo a Castelsardo (SS). Nella cittadina dell’Anglona si ritiene venga coltivato da almeno 300 anni.

Questo fagiolo si è mantenuto in vita grazie alla cura e alla coltivazione negli orti casalinghi di pochi anziani, che lo piantavano per la sussistenza della famiglia.

Nel corso del tempo la varietà si è caratterizzata e si presenta come un piccolo borlotto, grande quanto una lumachina. La coltivazione avveniva in piccoli orti e senza l’uso di concimi chimici e particolari tecniche di coltivazione.

Prima d’oggi veniva piantato negli improvvisati orti attorno alle vecchie mura del castello medievale dei Doria. I coltivatori del fagiolo “gioghedda” scambiavano un chilogrammo di fagiolo con un chilogrammo della pescatissima aragosta nel mare di Castelsardo, che fino agli anni ’50 era la principale fonte proteica. La disponibilità attuale del fagiolo è di circa 300 kg annui e interamente consumato dalla famiglie dei coltivatori casalinghi. 

Ultimamente si sta promuovendo l’estensione della coltivazione e l'Università di Sassari ha permesso la costituzione di una "banca del seme" dove il fagiolo “gioghedda” è conservato. 

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