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Storia susina bianca di Monreale


Il susino, insieme agli agrumi - arance e mandarini in particolare – è una delle coltivazioni tradizionali della Conca d'oro insieme a gelsi, nespoli, fichi. Un tempo nei giardini intorno a Palermo se ne contavano più di 10 varietà e un testo descrittivo del Seicento di Francisco Cupani si trovano riferimenti precisi alla "bruna di cori janchi e niure".
Fino a sessanta anni fa questa zona era un enorme frutteto interrotto da poche case di villeggiatura ma l'espansione edilizia di Palermo, dopo aver occupato la costa, ha invaso l'entroterra e ha cancellato buona parte degli agrumeti e dei frutteti cantati dai poeti del Grand Tour.
Insieme alle coltivazioni sono scomparse anche le susine "incartate" che riempivano in autunno le bancarelle dei mercati di Ballarò e della Vuccirìa. Con l'incartatura, praticata dopo la raccolta, le susine più tardive, le Ariddu di core, si conservavano fino a Natale.
Le donne di casa confezionavano i frutti in lunghi salamini di carta velina, uno ad uno, ben chiusi e legati con lo spago. Ogni salamino di carta conteneva una decina di susine. Le appendevano in un luogo fresco e i frutti si disidratavano, conservando però intatti profumi e sapori per i pranzi delle feste.
Le susine bianche di Monreale sono piccole, a buccia giallo chiara e dolcissime: una varietà si chiama Sanacore, perché l’aromaticità ed il sapore le fanno attribuire la capacità di dare piacere, oltre che al gusto, anche al sentimento, l'altra ha il nome di Ariddu di core (ovvero: seme a cuore) per la forma caratteristica del seme che richiama il cuore.
La sanacore si raccoglie a partire dalla prima decade di luglio fino alla metà di agosto. La ariddu di core, più tardiva e zuccherina, è pronta al consumo dalla metà di agosto fino ai primi di settembre.
Entrambe sono delicatissime durante la raccolta è necessario non staccare il peduncolo e manipolarle il meno possibile, per non intaccare la pruina, la patina bianca che le ricopre.

Testo consultato Presidi Slow Food

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