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Cibo del Grand Tour


Grazie ai miglioramenti della rete stradale e dei mezzi di trasporto, nobiltà e strati superiori della borghesia, si lanciarono durante il corso del XVIII sec. nel "viaggio di piacere".
La moda si sviluppò a tal punto che, specie nella seconda metà del '700, era considerato essenziale per la formazione umana e culturale di un giovane signore europeo, effettuare un “Grand Tour” in Italia della durata di diversi mesi.
Le mete principali erano Venezia, Firenze, Roma e Napoli.
-Venezia era molto apprezzata per la laguna, il carnevale e la sua tradizione gastronomica, definita da illuminati scrittori "la festa del ventre”. Una gastronomia che elevava a suoi massimi alfieri i dolci, preparati quasi sempre con la pasta fritta, ripiena e no.
-Bologna tappa di passaggio impressionava per dell’attività dei salaroli: “Tagliavano la carne di maiale in piccoli pezzi, lasciando intuire che non sceglievano una parte precisa e dopo averla condita con sale comune, pepe.... ( mortadella ).
-Firenze era meta degli appassionati d’arte che riconoscevano nella trippa una suprema delizia.
-Napoli attirava per la solarità, e Goethe a proposito della sua gita ai templi di Paestum, non rimane impressionato solo dalle bufale ma anche dalla mozzarella .
"… attraversando canali e ruscelli e incontrando bufali dall'aspetto di ippopotami e dagli occhi selvaggi e iniettati di sangue".
I "Gran turisti" criticavano molte cose del nostro Paese: le strade (impercorribili), le locande (sporche e disagiate), i vetturini (imbroglioni), le plebi (superstiziose), ma restavano ammirati dalla nostra gastronomia.





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