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Storia del rum la bevanda tumulto


Sembra che sia stato Colombo a rendere possibile la nascita del rum, il distillato alcolico oggi forse più diffuso al mondo: nel 1493, durante il suo secondo viaggio nelle Americhe, avrebbe preso delle talee di canna da zucchero nelle Isole Canarie per farle trapiantare nei Caraibi.
Il bacino centroamericano dimostrò subito di avere il clima ideale per la coltivazione della canna, e la produzione di zucchero si diffuse presto in tutte le isole.
Dalla metà del XVII secolo la canna da zucchero cominciò a essere usata anche per la produzione di un distillato locale. Dove esso sia nato è questione ancora dibattuta: c’è chi parla del Caribe come patria generica, c’è chi sostiene Barbados come culla originaria, c’è chi giura su Hispaniola. Come che sia, nelle colonie inglesi fu chiamato kill devil (cioè “ammazza diavolo”, per la sua tendenza a causare spiacevoli postumi dopo una sbornia, oppure per le sue accertate virtù anestetiche e medicinali), o anche rumbillion (nel gergo dei bucanieri, violenza e trambusto: col tempo la parola si ridusse alla sillaba iniziale rum, e divenne rhum in francese e ron in spagnolo).
Le incursioni e le scorribande dei corsari inglesi e francesi nel Mar dei Caraibi e la loro costante presenza su tutte le rotte navali contribuirono a divulgare la popolarità del rum, diffondendola da un’isola all’altra e trasferendola infine in Europa, dove si iniziò a bere il distillato dapprima nelle taverne dei porti di Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo per poi propagarne il consumo anche nei Paesi confinanti e presso le classi sociali più agiate e raffinate.
Come si produce il rum? Quando la canna da zucchero raggiunge la sua maturazione viene tagliata, raccolta e lavata. Si passa quindi ai due sistemi di produzione classici: agricolo e industriale. Il primo utilizza l’intera materia prima estratta dalla pressatura della canna da zucchero, un succo moderatamente dolce di colore giallo – verdastro e facilmente fermentabile; la distillazione avviene in alambicchi discontinui per due volte, e il successivo invecchiamento in legno può variare da pochi mesi a oltre 40 anni.
Il secondo metodo, quello industriale, fa invece fermentare la melassa (un sottoprodotto della lavorazione della canna); nella distillazione della melassa vengono impiegati alambicchi continui a colonna, e il rum così ottenuto, meno complesso di quello agricolo, Ron Santiago de Cuba viene affinato in acciaio o in quercia per periodi decisamente più brevi.
Diverse sono le varietà di rum. C’è quello bianco, leggero di corpo, usato soprattutto per la miscelazione. Il tipo ambrato differisce dallo scuro per una minore ricchezza di colore e per una struttura non così piena. Il rum speziato viene messo in infusione con spezie o aromi di frutta. I rum invecchiati, infine, riportano in etichetta l’età del distillato più giovane presente nel loro blend, e in alcuni casi recano l’annata precisa di produzione.
In Italia fino a pochi anni fa il rhum era considerato soprattutto un prodotto da bibite, da cocktail, da pasticceria, ma oggi comincia ad assumere un posto di rilievo anche tra i superalcolici.
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