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Storia del t


Il tè è un notissimo infuso (o tisana) ricavato dalle foglie (spesso miscelate con altre spezie, erbe o essenze) di una pianta legnosa, la "Camellia sinensis".
La più antica bevanda dell'Estremo Oriente occupa in quelle terre una posizione gastronomica e culturale paragonabile a quella tenuta dal vino in Occidente. Sono molte le leggende sull'origine del tè. Una delle più famose ha come protagonista l’imperatore cinese Shen-Nung, celebre per la sua profonda conoscenza delle proprietà medicinali di erbe e piante. Il sovrano quasi tremila anni a.C. avrebbe scoperto casualmente che delle foglioline di uno specifico albero, cadute in un recipiente d’acqua in ebollizione, regalavano un profumo meraviglioso, trasformando l'acqua in bevanda dissetante e corroborante.
Un'altra leggenda popolare narra che la piante del tè sarebbe stata generata dalle palpebre del monaco Bodhidharma (VI sec. d.C.), il padre del Buddismo zen che si amputò la pelle degli occhi dopo essersi addormentato durante una meditazione di sette anni.
La storia ufficiale data il diffondersi della bevanda del tè in Cina, ai primi secoli della nostra era. In precedenza le foglie della pianta, erano raccolte e ridotte in poltiglia fino a formare degli impiastri curativi da applicare sulle parti doloranti.
Tre le tecniche di preparazione del tè che si sono sviluppate durante i secoli: bollito, sbattuto e infuso, identificate con le dinastie imperiali in cui esse prevalsero.
Nel VII sec. d.C., sotto la dinastia Tang il tè divenne la bevanda nazionale cinese, si faceva essiccando le foglie della pianta, per poi pressarle fino ad avere dei panetti duri, facili da trasportare (nidi o mattonelle). Per ottenere la pozione veniva staccato dal blocco una minima quantità di prodotto, frantumato nel mortaio, e poi bollito in acqua con altri ingredienti come sale, zenzero, buccia d'arancia, latte e qualche volta cipolle. Ancora oggi in alcune aree di Tibet, Mongolia e India il tè è preparato quasi allo stesso modo.
Fu negli ultimi nel 780 d.C. che venne pubblicata la prima opera enciclopedica sull'argomento: "Canone del Tè" o "Ch'a Ching" del poeta Lu Yu.
Dal X secolo, sotto la dinastia Sung il tè conobbe la massima popolarità, la sua età dell'oro. Gran parte degli ingredienti scomparvero e la bevanda si raffinò diventando molto alla moda. Il tè veniva preparato seguendo nuove regole: le foglie erano pestate e ridotte in polvere finissima che passata in una ciotola, dopo l'aggiunta di acqua calda, veniva schiumata con un frustino di bambù. Il rituale molto preciso di quella preparazione sopravvive in parte oggi nella cerimonia del tè in Giappone.
In quei secoli le foglie del tè costituivano parte del tesoro imperiale, bene di monopolio, da usare come moneta di scambio e mezzo di pagamento per i cavalli acquistati presso le popolazioni mongole del nord.
Durante la dinastia Ming (XIV sec.) si affermò la produzione e la conservazione delle foglie di tè sfuse. La bevanda era fatta mettendo le foglie in infusione nell'acqua calda, seguendo il metodo che ancora oggi conosciamo. Fu in quest'epoca che la teiera di porcellana divenne un accessorio indispensabile e si imposero le tazze bianche dello stesso materiale, ideali ad esaltare il colore della bevanda.
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