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Gin origini e fortune


Come per ogni prodotto alcolico che si rispetti, anche nel caso del Gin storia e leggenda tendono a mescolarsi tra loro. Verso la fine del XVI secolo, un distillato aromatizzato al ginepro fu trovato nei Paesi Bassi dai soldati inglesi che combattevano nella guerra d'indipendenza olandese: i figli di Albione furono lieti di berne a sazietà e di darsi così il "coraggio olandese" da usare in battaglia. 

Sempre in Olanda, nel Seicento, il farmacista Sylvius Franciscus Van Leyden creò un rimedio per i disturbi di stomaco e dei reni a base di alcool di grano e bacche di ginepro: il jenever. Per tutto il XVII secolo sia sul continente europeo sia in Inghilterra (dove le truppe reduci avevano nel frattempo diffuso la conoscenza del prodotto) il jenever venne impiegato soprattutto come medicinale. Fu solo con l'ascesa al trono inglese di Guglielmo d'Orange, nel 1689, che fu scoraggiata l'importazione dai Paesi cattolici di distillati di vino e fu promossa la produzione di distillati locali come il Gin. 

L'incremento dei consumi fu vertiginoso. Negli anni venti del Settecento si stimava che un quarto delle abitazioni di Londra fosse usato per la produzione o la vendita di Gin; nel 1743 la produzione di Gin sul territorio inglese fu di circa 70 milioni di litri, per una popolazione di appena 6 milioni di abitanti! L'ubriachezza di massa divenne un grave problema, al punto che la corona inglese giunse a proibire la fabbricazione del Gin. 

Con la fine del proibizionismo venne imposto un nuovo, più efficace sistema di controlli governativi, che portò a un graduale miglioramento delle tecniche di fabbricazione. Nell'Ottocento la grande espansione dell'impero britannico portò il Gin in tutto il mondo: per un giovane ufficiale inglese la perfetta conoscenza del Gin e dei suoi cocktail divenne addirittura parte integrante dell'addestramento formale. Nel frattempo nuovi mercati andavano aggiungendosi alla lista dei Paesi consumatori: fra essi gli Stati Uniti, dove il Gin conobbe uno straordinario successo a partire dai primi decenni del XX secolo, al punto da essere prodotto artigianalmente nelle vasche da bagno di molte case private (dando così origine al famigerato Bathtube Gin). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la diffusione planetaria di alcuni cocktail di gran fama sancì l'affermazione del Gin come uno dei primi alcolici veramente "globali". 

Oggi il Gin viene prodotto in tutto il mondo, generalmente senza invecchiamento in barili, per cui deve essere pronto ed equilibrato appena è terminata la sua lavorazione. Si parte da una buona materia prima (normalmente cereali, a volte melassa) unita ad acqua purissima, da distillarsi poi ad alta gradazione. L'acquavite così preparata vene poi addizionata con le aromaticissime bacche di ginepro e con altri selezionati ingredienti vegetali, per un'ulteriore distillazione. Ogni ricetta contiene fino a 10 - 15 ingredienti botanici sapientemente dosati, come le radici di angelica e di zenzero, i frutti di cardamomo, i semi di coriandolo, la corteccia di cassia, la polvere di rizoma di giaggiolo, le scorze di limone e di arancia. Se questo è il canone dei classici London Dry o Plymouth Gin, c'è da dire che esistono anche prodotti molto più economici, che trascurano la selezione degli ingredienti ed eliminano addirittura la distillazione finale: in questo caso l'aromatizzazione vegetale viene ottenuta per infusione degli ingredienti o perfino con l'aggiunta di essenze. Inutile sottolineare che infusioni o essenze sviliscono enormemente il prodotto finale rispetto all'impiego della distillazione. 

Il Gin viene spesso consumato al momento dell'aperitivo, ed entra come detto nella preparazione di moltissimi cocktail e long drink (chi non conosce quegli autentici miti del bere miscelato che rispondono ai nomi di Gin and Tonic, Negroni e Martini?)

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