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Storia e proprietÓ cioccolato al gelsomino


Dopo l’arrivo del cioccolato dalle americhe, sembra che in Italia fu la Toscana dove si sperimentò con successo l’aggiunta di ingredienti che ingentilissero l’esotico cibo degli dei.
Scorze fresche di cedro o limone, aromi di gelsomino, cannella, vaniglia, ambra e muschio.
A fine Seicento la cioccolata al gelsomino era protagonista indiscussa alla corte di Cosimo III dei Medici, ideata dallo scienziato Francesco Redi, e considerata il primo esperimento di ingegneria botanico-culinaria.
La preparazione era descritta dettagliatamente in una ricetta che elencava ingredienti, dosi e procedimento. La golosità, degustabile solo alla corte granducale, rappresentava un vero segreto di stato insieme ad altre ricette a base di cioccolato, sembra tutte gelosamente custodite nella cassaforte della Fonderia di Palazzo Pitti.
La cioccolata al gelsomino era una sorta di alchimia che richiedeva una lenta odorizzazione per contatto della polvere di cacao. Il fiore non interveniva ne come ingrediente di preparazione della cioccolata, ne come estratto aggiunto al cacao, ma si combinava quale impalpabile aroma.
Il gelsomino, originario delle Indie Orientali, sembra fosse già conosciuto in Italia nel XV sec. come testimonierebbe la figura ben disegnata e colorita del fiore che si trova nel "Liber de Simplicibus".
Furono i navigatori spagnoli ad importarlo massicciamente in Europa dalle Indie Orientali nel terzo decennio del Cinquecento, e la famiglia de’ Medici di Cosimo I ne possedeva gli esemplari più belli. Il granduca di Toscana era un geloso amante di questo fiore, del quale proibì la coltivazione fuori dai suoi giardini.
Si narra che alla diffusione del gelsomino abbia contribuito una storia d'amore. Secondo questa, fu un giardiniere di casa de' Medici a trafugare dai giardini granducali un ramoscello della pianta per offrirlo alla fidanzata. La giovane gradì moltissimo, ma dispiaciuta che il fiore bello e raro dovesse avvizzire lo piantò. Il gelsomino attecchì e nella primavera seguente gettò nuovi germogli e fiori. Con il tempo le piante si moltiplicarono trasformando i poveri amanti in sposi prosperi e felici. Da allora, secondo tradizione, il giorno delle nozze le giovani toscane usano stringere nelle mani un mazzetto di gelsomini come auspicio di prosperità.
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