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La Frutta nell'arte


Fruttivendola - Vincenzo Campi (1580 ca.)
Fruttivendola - Vincenzo Campi (1580 ca.)

Con l’evoluzione della civiltà l’uomo imparò a coltivare la frutta. Molte specie giunsero in Occidente dall’Oriente e dall’Africa.
Nell’antichità la frutta, fresca o secca, veniva consumata dai greci e dai romani a colazione e per concludere la cena.
In epoca cristiana la frutta divenne alimento comune sia cotto che crudo, e nel Medioevo i banchetti si terminavano con questi prodotti del bosco.
Nel Rinascimento, con l’evoluzione dell’apparecchiatura della tavola, la frutta divenne protagonista di raffinate composizioni: i trionfi.
La saggezza medica del Medioevo e del Rinascimento considerava la frutta un cibo freddo pericoloso, ma al contempo la riteneva un utile stimolo all’appetito che, spezzando la sequenza delle portate elaborate, aveva la funzione di rinnovare la freschezza del palato.
Con il Seicento la frutta divenne oggetto d’interesse da parte dei naturalisti, e gli alberi che la producevano trovarono collocazione in giardini e orti botanici.
Durante il Settecento per lo sviluppo delle tecniche agricole e il miglioramento dei criteri igienici se ne incentivò coltivazione, conservazione e consumo, conferendo ai dolci vegetali un ruolo alimentare sempre maggiore.
Dal punto di vista simbolico l’esegesi biblica la considera emblema talora del Redentore, talora dell’Anticristo, in quanto il frutto rappresenterebbe sia il corpo del primo che la seduzione della materia. Talvolta i frutti rappresentano anche le virtù spirituali, i buoni esempi e il premio finale della vita eterna.
Significato
Piacere del corpo, cibo dello spirito.
Iconografia
La frutta è rappresentata nelle immagini di cene e banchetti, e nelle scene di genere oltre che come soggetto di nature morte, dal XVI al XIX sec.
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