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Alimentazione pieno Medioevo (X-XI sec.).


Tra X e XI secolo si verifica una vera e propria svolta, che, rompendo gli equilibri produttivi e alimentari faticosamente instaurati dalla società alto-medievale, apre una nuova fase della storia e pone le premesse di molte vicende che saranno proprie dell'età moderna. Il fatto più vistoso e caratterizzante è l'affermarsi deciso dell'economia agraria come base principale di sussistenza della maggior parte degli uomini. Il sistema agro-silvo-pastorale, reso possibile nell'alto Medioevo dalla sua compatibilità con una bassa pressione demografica, entra a poco a poco in crisi e, pur resistendo in certe zone (soprattutto di montagna) per tutto il Medioevo e fino all'età moderna, diviene sempre più chiaramente marginale. 

Alla base di tutto ciò non vi è solo l'aumento demografico, che a partire dal X-XI secolo accresce considerevolmente il numero delle bocche da sfamare, ma altrettanto fondamentale è la modificazione delle strutture economiche e dei rapporti sociali.

Decisiva appare la ripresa commerciale che, dapprima in ambito rurale e poi urbano, vede ovunque affiancata la tradizionale economia di sussistenza da una nuova economia di mercato con la conseguente rinnovata centralità degli scambi monetari.

La progressiva messa a coltura del territorio è, insomma, il risultato di due ordini di fattori diversi, anche se strettamente collegati fra di loro: da una parte, la crescita del fabbisogno alimentare per il moltiplicarsi degli individui da nutrire, dall'altra parte, la distribuzione capillare del potere sul territorio, tipica della società feudale del X e XII sec. che spinse i proprietari di terre a ricavare più prodotti da riversare sul mercato (sopratutto cerealicoli) intensificando il lavoro contadino.

Fu per l'azione congiunta di questi diversi fattori che il paesaggio subì, dall'XI secolo in poi, un mutamento radicale. Molti boschi furono abbattuti, i coltivi dilagarono, dapprima nelle pianure poi nelle colline e fino alle montagne.

I cereali diventarono insomma l'elemento principale e sempre più determinante della dieta contadina, mentre lo sfruttamento dei boschi si faceva più raro e difficile: raro, perché di boschi ce n'erano sempre meno; difficile, perché sui boschi residui si moltiplicavano le limitazioni e i divieti di caccia e di pascolo, riservati ai signori in modo sempre più esclusivo col passare del tempo. 

Ridotte le possibilità di sfruttamento dell'incolto, ridotta la presenza della carne nella dieta quotidiana, i contadini si ridussero a semplici consumatori di cereali, legumi e ortaggi, assistendo a una crescente divaricazione del loro regime alimentare da quello dei ceti  superiori. 

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