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Il mangiare di un accampamento templare


Durante i viaggi o le escursioni lontano dalla casa madre, i fratelli poteva allestire il bivacco solo dopo aver udito la frase:
“Signori fratelli, predisponete gli alloggi, in nome di Dio”.
In seguito all’annuncio, venivano alzate le tende intorno a quelle che fungevano da cappella, da comando e da dispensa.
Nessuno doveva mandare gli scudieri a prendere foraggio o legna nei boschi senza autorizzazione, a meno che non restassero “a portata di voce”.
Quando il banditore annunciava la “consegna”, cioè la distribuzione dei viveri, ogni cavaliere indossava il mantello per recarsi, lentamente e silenziosamente, alla tenda della dispensa.
Venivano distribuite parti uguali, e la Regola raccomandava al vivandiere di non presentare insieme due spalle o due cosce, ma di variare i pezzi perché ognuno ne potesse trovare di suo gradimento.
Malati e feriti godevano di un regime privilegiato, e la loro razione era superiore di un terzo a quella consueta, sia per i cibi che per le bevande.
In genere ogni cavaliere ritornava alla sua tenda per preparare il pasto con gli scudieri. Dalle bisacce venivano tratte le suppellettili da campo che consistevano in un paiolo, un grosso coltello e dei recipienti.
Ciascun fratello aveva le proprie posate, ma si potevano mangiare solo i cibi distribuiti dal vivandiere, a meno che non si trattasse di pesce catturato con la rete o selvaggina presa in trappola, in ogni caso senza averla cacciata, attività vietata dalla regola.
Se un laico o un pellegrino donavano del cibo, bisognava presentarlo al comandante, che lo restituiva cortesemente agli offerenti, salvo casi d’estremo bisogno.
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