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Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino DOP


Foto gentilmente concessa dall'archivio della fondazione www.qualivita.it
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La Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino DOP è un pesce di acqua dolce. Le carni sono delicate, sode e non grasse, hanno qualità organolettiche particolari, sono morbide, tenere con un sapore di pesce tenue e delicato. Gli esemplari immessi al consumo devono avere una taglia compresa tra 50 e 250 grammi.
La Tinca, allevata nel Pianalto dell’Altopiano del Poirino in Piemonte, ha origine in un’area a cavallo fra le province di Torino e di Cuneo dove esistono numerosissimi laghetti artificiali già a partire dal secolo XIII. Qui, un tempo, ogni famiglia contadina aveva una “peschera” o una “tampa” - cosi si chiamano nel dialetto locale gli stagni adibiti ad abbeveratoi per gli animali o a serbatoio per l’irrigazione - e vi tenevano piccoli allevamenti di tinche per il proprio fabbisogno familiare.
Alcune indiscrezioni dell’epoca, descrivono pescatori professionisti, impegnati a gestire anche pescherie non di loro proprietà, con contratti di mezzadria e d’affitto, del resto già nel 1775, poche famiglie di pescatori ottenevano guadagni per allevamento e vendita di Tinche. Notizie più precise, si ricavano da “Studi geografici su Torino e Piemonte” (1954) - testo in cui, uno degli autori, dedica all’allevamento della Tinca, il fascicolo “Le pescherie del Pianalto di Poirino e la loro utilizzazione ittica”. In passato la pesca coincideva con il periodo della mietitura del grano, e coincideva con il periodo più caldo. Oggi esistono veri e propri allevamenti e le tinche si pescano da aprile a ottobre, ad almeno un anno dalla nascita.
La Tinca Gobba Dorata di Pianalto di Poirino DOP è consumata tradizionalmente da maggio a settembre, solitamente fritta, poi marinata in un’emulsione di aceto, vino bianco ed erbe aromatiche è il classico carpione piemontese, da mangiare freddo come piatto estivo. Oppure utilizzata come condimento nel risotto, cucinandola dopo averne lasciato asciugare le carni in lembi di tela per almeno ventiquattro ore, o come base nei sughi, le tinche morbide e saporite sono protagoniste della cucina tipica del Roero.

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