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San Francesco e i mostaccioli


San Francesco (1182-1226)
San Francesco (1182-1226)

Francesco nasce ad Assisi nell'inverno del 1182 da una delle famiglie più agiate della città. La sua fanciullezza trascorse serenamente e potè studiare il latino, il volgare, il provenzale e la musica; le sue note, insieme alle sue poesie, furono sempre apprezzate nelle feste della città. Il padre commerciante di spezie e stoffe, desideroso di coinvolgerlo nell'attività di famiglia, lo educò per tale arte. Ma l'episodio che iniziò a trasformare l'esistenza di Francesco gli accadde all'età di vent'anni, quando partecipando alla guerra tra Assisi e Perugia fu catturato.

La prigionia e gli stenti plasmarono il suo animo e più il corpo si indeboliva, più cominciava a subentrare in lui il senso della carità e del bene verso gli altri. Grandissimo il patrimonio spirituale che il "fraticello" ha lasciato per illuminare il cammino di molti.

Si racconta che Jacopa de' Settesoli, nobildonna romana, nata nella Città Eterna nel 1190 in seno ad una illustre famiglia residente a Trastevere. Si era sposata con un ricco signore di Roma, tale Graziano Frangipane e con lui aveva avuto due figli. Rimasta vedova presto, a soli 27 anni, era stata costretta a diventare l'amministratrice delle molte proprietà del marito fra cui la cittadina di Marino. Due anni dopo, nel 1219, san Francesco arrivò a Roma per predicare e Donna Jacopa lo conobbe, diventando da quel momento una sua fedele seguace e una sua ottima guida per le vie dell'Urbe. Da allora, Jacopa de' Settesoli si convertì nella più valida collaboratrice del neonato movimento francescano nella città dei Papi e anche delle Clarisse.

Fu lei ad ottenere dai Benedettini di San Cosimato in Trastevere la cessione dell'ospedale di San Biagio, che divenne il primo luogo romano dei Minori. Jacopa de' Settesoli era talmente attiva e risoluta, da indurre Francesco a chiamarla affettuosamente Frata Jacopa. La loro amicizia durò fino alla morte del santo, avvenuta la notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226. 

Fu proprio durante quel suo primo soggiorno romano che Francesco assaggiò quello che sarebbe diventato il suo perenne "peccato di gola": certi biscotti “boni e profumosi”, diceva il santo, che la stessa Jacopa de' Settesoli preparava e che gli offrì un giorno a casa sua.

Tipici del periodo della vendemmia, erano fatti con la pasta di pane, miele, mandorle e mosto d'uva e detti forse per quest'ultimo ingrediente "mostaccioli": ma già nella Roma antica si conoscevano dei biscotti simili con il nome di "mortarioli", a base di miele e mandorle pestate nel mortaio...

In ogni modo, sia quale sia l'origine del nome, quei mostaccioli di Frata Jacopa de' Settesoli piacevano talmente tanto a san Francesco da desiderarli anche in punto di morte! Quando Francesco sentì avvicinarsi la sua ultima ora, volle dettare ad un frate una lettera alla sua cara amica Frata Jacopa, per informarla della sua morte imminente e chiedendole di raggiungerlo alla Porziuncola, portandogli una veste per la sepoltura e candele per il funerale e...quei dolci:

“A donna Jacopa, serva dell'Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo. Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma”.

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