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Manfredi il bello


Manfredi di Sicilia detto anche Manfredi di Svevia o Manfredi di Hohenstaufen, discendente degli imperatori germanici e dei normanni di Sicilia, campione dei ghibellini italiani nemici della Chiesa di Roma, fu reggente dal 1250 e quindi re di Sicilia dal 1258.
Figlio naturale di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia, studiò a Parigi e a Bologna; dal padre che sembra avesse una particolare predilezione per lui, apprese l'amore per la poesia e la scienza.
Sotto il profilo culturale e legislativo, intelligenza, sapienza e cultura, condussero Manfredi a proporre ai sudditi un periodo di illuminata serenità.
Sotto il profilo dell’eleganza, la vita alla corte di un re giovane, bello, con gli occhi azzurri, i capelli e la barba fini, si svolgeva in un clima gioioso, ricco di donne belle e raffinate.
Morì scomunicato dal papa, sconfitto e ucciso sul campo di battaglia di Benevento dalla coalizione Guelfa guidata da Carlo I d’Angiò.
Gli uomini della chiesa l’avrebbero sicuramente voluto all’inferno, ma Dante, per fedeltà all’impero, lo pose nella sua Commedia al purgatorio, nella cornice destinata ai buoni cristiani morti senza aver avuto il tempo di pentirsi.
“Biondo era e bello e di gentile aspetto
ma l’un de’ cigli un colpo aveva diviso…
(Dante, Purgatorio, III, 107-108)
Le ricette che nella storia in qualche modo sono dedicate a re Manfredi, sono a base di ingredienti modesti e spezie relativamente poco costose, non associabili ai fasti della corte di Palermo, quanto piuttosto alle cucine di guerra rifornite con alimenti reperiti in orti e pollai.
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