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Dante e il girone dei golosi


Secondo il Boccaccio, suo primo adorante biografo, Dante Alighieri aveva volto lungo, naso aquilino, grandi occhi, un accenno di scucchia, il labbro di sotto che sporgeva rispetto a quello superiore, ed era inoltre "di mediocre statura, e poiché alla matura età fu pervenuto, andòun alquanto curvetto, ed era il suo andare grave e mansueto…[ ] sempre nella faccia malinconica e pensoso”.
Ritratti diretti di Dante (diminutivo di Durante) non esistono, e la sua vita è avvolta nella leggenda. Dalla moglie Gemma Donati, alla quale era stato promesso a dodici anni, ebbe tre figli che crebbero in una Firenze dilaniata dalla guerra civile fra Guelfi (rappresentanti della classe mercantile, sostenitori del popolo e del papato) e Ghibellini (antica aristocrazia imperiale). I Guelfi a loro volta erano divisi all’interno in due fazioni: bianchi e neri fedeli a due grandi famiglie. Dante era guelfo di parte bianca, perciò politicamente moderato, voleva la pace a Firenze e l’autonomia dal papato.
Dal 1295 fu coinvolto in prima persona nel governo cittadino partecipando nei vari consigli.
Nel 1301 venne scelto come ambasciatore presso l’odiato Bonifacio VIII, dove fu trattenuto quasi prigioniero. Dopo il sacco di Firenze da parte di Carlo di Valois che rinsediò i neri, Dante venne condannato a morte in contumacia e costretto all’esilio. Fra le città che lo videro ospite: Padova dove conobbe Giotto, e Verona dove trovò una certa pace alla corte di Cangrande della Scala, al quale dedicò il Paradiso della sua Commedia.
Con la pubblicazione dell’Inferno (1314), del Purgatorio (1315) e del Paradiso (dopo la sua morte), Dante abbe un’enorme fama non solo fra gli eruditi del suo tempo ma anche fra la gente di strada che incontrandolo lo indicava con curiosità reverenziale come colui che era andato e tornato dall’aldilà.
I riferimenti al cibo ne "La Divina Commedia", girone dei golosi a parte, non sono tanti. C'e' invece questa istoria di Giovanni Sercambi, che racconta del sommo poeta in visita a Roberto D'Angiò re di Napoli (1278-1343), capo del guelfismo italiano in Firenze.
"Re Roberto invita Dante a pranzo, a Napoli. Ci tiene molto all’etichetta, il Re, e quando vede arrivare il poeta vestito con negligenza “come solean li poeti fare”, lo fa sedere in fondo al tavolo, con gli ospiti di rango inferiore. Dante, torvo, non batte ciglio, ma appena finito di mangiare si alza e lascia la città.
Re Roberto realizza di aver trattato male il grande Poeta e gli invia un messaggero con un nuovo invito. Dante accetta e si presenta a corte con vesti così ricche che il Re gli fa assegnare uno dei posti d’onore. Ma appena arrivano le vivande Dante comincia a rovesciarsi addosso cibi e vìno sui suoi bei vestiti.
Al Re che, sbalordito, gliene chiede ragione, il poeta risponde: “Santa Corona, io cognosco che questo grande onore ch’è ora fatto, avete fatto ai panni miei e pertanto io ho voluto che i panni godessero le vivande apparecchiate”.

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