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Cecco Angiolieri ghiotto di cibo e donne


Cecco Angiolieri (1260-1312 ca.)
Cecco Angiolieri (1260-1312 ca.)

S'i' fosse fuoco, arderei 'l mondo; s'i' fosse vento, lo tempestarei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; s'i' fosse Dío, mandereil' en profondo;
…...S'i' fosse Cecco, com' i' sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: le zop[p]e e vecchie lasserei altrui.


Questo è un frammento di uno dei famosi sonetti di Cecco Angiolieri.
Uomo frivolo e spensierato, disordinato e dissipatore, nacque a Siena da una potente famiglia di banchieri, ed ebbe come ideali solamente: le donne, la taverna e il dado (sono parole dello stesso Angiolieri). Nel corso della vita dilapidò le ricchezze paterne e morì in miseria carico di debiti, tanto che i figli rinunciarono alla sua eredità. Cecco ci ha lasciato un consistente canzoniere, che lo ha fatto diventare il più noto rappresentante della tradizione poetica realistico-giocosa medioevale.
All'amore spirituale contrappone quello sensuale, al motivo della lode quello dell'ingiuria, alla donna angelo quella volgare, alla celebrazione delle virtù morali l'elogio dei piaceri della vita.
Angiolieri potè vantare addirittura l'amicizia di Dante , che sfidò a una tenzone di sonetti.
Il Boccaccio gli dedicò una novella del Decameron, prendendolo come prototipo del gaudente e dello scapestrato.
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