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Storia del pasticcio


E’ il nome tradizionale di varie preparazioni fatte con ingredienti diversi, di solito racchiusi in un involucro di pasta e poi cotti al forno. La parola “pasticcio” deriva dal latino “pasticium”, una preparazione già presente nel “De coquinaria” di Apicio.
Nei ricettari dei secoli XIV e XV, il pasticcio compare in molte delle sue varietà, a base di carni, selvaggina, pesci, crostacei, frutta. Per la sua complessità di esecuzione, è sempre stato considerato una vivanda di prestigio, che spesso figurava nei pranzi di alto livello. Ricordiamo la singolare invenzione del “pastello volativo” di Mastro Martino da Como, fatto di due croste sovrapposte, nell’intercapedine delle quali s’introducevano all’ultimo momento alcuni uccellini vivi, in modo che all’atto di servire la vivanda, togliendo la crosta superiore, uscissero i volatili “per dare festa e sollazzo alla brigata”.
Il pasticcio ebbe nei secoli successivi altri sviluppi e libere interpretazioni, sopratutto Oltralpe, mantenendo comunque il suo carattere di vivanda prestigiosa preparata per i conviti signorili.
Oggi, nelle varie forme, il pasticcio è rimasto in alcune cucine regionali, dalla Sicilia alla Romagna, quasi come simbolo di continuità con la grande cucina rinascimentale.
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