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Farina di Neccio della Garfagnana Dop


Foto gentilmente concessa dall'archivio della fondazione www.qualivita.itFoto gentilmente concessa dall'archivio della fondazione www.qualivita.itFoto gentilmente concessa dall'archivio della fondazione www.qualivita.it
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La Farina di Neccio della Garfagnana DOP presenta un colore che varia dal bianco fino all’avorio scuro, un sapore dolce caratterizzato da un leggero retrogusto amarognolo ed una consistenza fine al tatto e al palato.
Nel dialetto della Garfagnana Neccio è la castagna e i suoi derivati, primo fra tutti il castagnaccio (originariamente castaneccio); la Farina di Neccio della Garfagnana è quindi farina di castagne, come ben si comprende dal profumo caratteristico del prodotto.
La Farina di Neccio ha costituito per molti secoli un alimento base per il sostentamento delle popolazioni della Garfagnana. Oggi è impiegata quasi esclusivamente per la produzione dolciaria.
Il termine “neccio” nella zona di origine significa “castagno” ed ha origini molto antiche: la coltivazione ha inizio intorno all’anno mille, a seguito del boom demografico che comportò la messa a coltura di vaste aree incolte, da cui l’affermarsi del castagno come “l’albero del pane”. Così, il profondo legame con il territorio è testimoniato già a partire dalla seconda metà del XIV secolo, quando il Comune di Barga emise disposizioni severe in merito alla raccolta ed all’esportazione dei frutti del castagno, imponendo addirittura un dazio sulla farina di neccio.
Successivamente, sul finire del XV secolo Barga si dotò addirittura di una legge specifica a tutela dei castagneti e dei suoi prodotti.
La farina di neccio va conservata in un luogo fresco ed asciutto. Finissima al tatto ed al palato, viene impiegata per realizzare i caratteristici manafregoli (farina di neccio cotta con il latte), il castagnaccio (pizza al forno ottenuta con farina di neccio, olio, noci e pinoli) ed il pane della Garfagnana, il cosiddetto “neccio”.
Laddove diventa ingrediente fondamentale della polenta, accompagna con gusto ricotta, formaggi non troppo stagionati, funghi trifolati o salumi. Diversi panettieri la stanno riscoprendo per la realizzazione di dolci rustici e caratteristici.

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