Storia e proprietÓ anguilla della Tuscia

Categoria: cibi tradizionali

La testimonianza più celebre su questa anguilla è quella di Dante nella Divina Commedia che la cita parlando del suo più celebre estimatore, Papa Martino IV. Citazione letteraria a parte, la pesca nei laghi del nord del Lazio, soprattutto dell’anguilla è una pratica che vanta secoli di storia e una tecnica di pesca ancora completamente tradizionale.
Ancora oggi a Bolsena si può aver occasione di vedere le barche dal tipico scafo piatto, ampio e di forma triangolare: sono imbarcazioni di origine etrusca lunghe circa 6 metri un tempo costruite con legno di cerro e olivo.
Ogni anno dal mese di settembre vengono posizionate nei laghi di Bolsena e di Bracciano le grandi nasse allungate chiamate altavelli dove rimangono imprigionate le anguille argentine. Queste sono gli esemplari che hanno raggiunto la completa crescita e maturazione sessuale, processo della durata di almeno dieci anni, facilmente riconoscibile anche dei meno esperti per la grandi dimensioni dell’animale e per la livrea prevalentemente bianca, o meglio argentino.
La stagione di pesca delle argentine si protrae fino a dicembre e le nasse sono uno strumento altamente selettivo che non cattura le anguille ancora immature perché si muovono vicino al fondale.

Testo consultato Presidi Slow Food

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