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Elisir e amari dono orientale


Da sempre l'amaro, nell'immaginario collettivo, viene percepito come un viatico indispensabile per garantire una sana digestione, come un prezioso corroborante del nostro corpo grazie alle sue preziose virtù stomachiche e stimolanti.

E spesso la sua immagine viene associata a oscure e un po' misteriose spezierie conventuali ingoiate dal tempo e popolate di monaci intenti a pestare erbe officinali nel mortaio, a macerarle e a distillarne le essenze più sottili, seguendo il fluire dello spirito di vita nelle storte e negli alambicchi.

Questa percezione ci rimanda a epoche lontane, che travalicano di gran lunga il Medioevo e la cultura occidentale, e che affondano le loro radici nel mondo orientale e lungo le sponde del Mediterraneo attraverso il filtro della civiltà islamica.

In principio, infatti, non esisteva l'amaro, ma l'elisir, una preparazione medicamentosa a base di piante benefiche infuse in acqua o in alcol. Lo conferma l'etimologia del termine che deriva dalla parola araba al-iksir (essenza) col significato di "pietra filosofale", alludente in origine a un composto che, applicato ai metalli, avrebbe dovuto trasformarli in oro zecchino.

Successivamente servì a definire una preparazione farmaceutica alla quale si attribuivano delle eccezionali proprietà curative non solo nella guarigione di particolari malattie, ma anche come panacea universale: un elisir di lunga vita che avrebbe avuto il potere prodigioso di prolungare l'esistenza dell'uomo. 

Con ogni probabilità - a ulteriore conferma della sua origine in area mediterranea - il vocabolo scaturisce a sua volta dal greco kserôn nel senso di "polvere medicinale".

Ottenuti dalla sapiente miscelazione e infusione in alcol di erbe salutari e sostanze aromatiche - secondo formule e composizioni tenute rigorosamente nascoste e tramandate di generazione in generazione, dapprima oralmente e poi in ricettari o Libri di secreti gli elisir si propagarono dall'oriente alle altre regioni costiere del Mediterraneo e poi al resto della Penisola e dell'Europa. 

Ogni territorio elaborò amari medicinali e cordiali, diversi per ingredienti utilizzati e ciascuno con una propria particolare connotazione e una propria caratteristica gustativa, del cui metodo di preparazione erano depositari illustri medici e speziali, nobili famiglie e, soprattutto, le farmacie dei maggiori monasteri.

Dopo i sistemi di fabbricazione degli spiriti alcolici, la cui introduzione in Europa viene tradizionalmente quanto acriticamente attribuita ai Crociati, i monaci furono i primi a utilizzare l'alambicco importato dall'Egitto. Inoltre essi disponevano di piante officinali, bacche, semi e frutti provenienti dai loro ben forniti orti claustrali, e anche di spezie, pani di zucchero, vini di ogni tipo (vecchi, passiti, dolci, medicati, amarascati, vinsanti) e di acquavite.

Ci fu anche un ordine religioso che si specializzò proprio nella produzione di liquori, elisir e amari salutari. Si tratta di quello dei frati Gerolomini, fondati nel 1367 e chiamati comunemente "frati delle acque" proprio dalla fabbricazione di acque "spiritose" e odorose.

In questo campo si distinsero anche i monaci benedettini, i cistercensi, i trappisti e, soprattutto, i certosini, produttori del celebre elisir Chartreuse.

Molte delle ricette monastiche relative alla preparazione di amari e liquori a base di erbe cominciarono a circolare fuori dalle mura dei conventi e diventarono patrimonio soprattutto di speziali, erboristi e droghieri che dettero poi avvio ad alcune piccole aziende artigiane che ne hanno serbato i segreti di preparazione tramandandoli fino ad oggi. Così inizia in gran parte la storia di molti dei marchi più conosciuti in Italia e in Europa.

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