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Storia Perricone un calice di benessere


Testo di Rosario Giunta QUESTORE AIGS Siracusa . Cultore d'enogastronomia e storia del vino siciliano. Responsabile enologico de I Monsù Accademia Siciliana di enogastronomia. Consulente enologico del settimanale Cammino. Ha ricevuto l'Attestato d'Eccellenza dalla FIPGC Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Cioccolateria.

 

Il Perricone è un vitigno a bacca rossa, originario della  Sicilia occidentale largamente coltivato, fino alla prima metà del novecento,  in provincia di Palermo e di Trapani soprattutto per vinificare il Marsala Ruby in assemblaggio con altre uve locali.

Come spesso accade per le uve siciliane, anche  le informazioni disponibili su  questo vitigno sono realmente poche. Le prime registrazioni si trovano  solo a partire dalla fine dell'Ottocento  nelle schede Ampelografiche del Barone Antonio Mendola ed in quelle di Antonio Carpentieri che lo segnalava anche sotto il sinonimo di Pignatello.

 Il sinonimo “ Pignatello” sembra riferirsi al dialettale ”pignatidare” utilizzato per definire le terre rosse alluminose del Trapanese dove vi era un elevata produzione di “pignatte”, tegami e pentole in terracotta di cui sono state ritrovate testimonianze archeologiche appartenenti  addirittura al neolitico.

E in questo territorio così che avrebbe avuto origine in tempi antichi la coltivazione del Perricone. Certamente fu uno dei vitigni colpiti maggiormente dall'epidemia di filossera della metà dell'Ottocento, tragica per molti viticoltori e per l'esistenza stessa della vite. Dopo essersi ripreso alla fine del secolo, il Perricone subì un altro notevole ridimensionamento, stavolta a causa dell'uomo, dovuto ad una cattiva gestione delle vinificazioni del marsala, atta più a produrre quantità che qualità,  che compromise molto l'immagine di questo vino amato,  per secoli, specialmente sul mercato inglese.

Solo di recente, l’introduzione del Perricone in molte denominazioni sta  contribuendo sicuramente a rinverdirne i fasti ma non a riportarlo a quella diffusione che lo vedeva nell'Ottocento come primo vitigno coltivato a bacca rossa. Oggi viene coltivato ed utilizzato in alcune D.O.C. o D.O.P.  tra le più importanti dell'Isola, in modo particolare nelle provincie di Palermo, Agrigento e Messina, oltre a far parte di numerose Indicazioni Geografiche Tipiche o I.G.P.

Una valutazione importante dei motivi che stanno  consentendo al Perricone di recuperare notorietà e prestigio non riguarda soltanto le sue qualità gustative, che sono notevoli, ma anche la recente scoperta delle sue eccezionali caratteristiche organolettiche e salutistiche.

Un focus su questo vitigno organizzato dalla delegazione dall’Associazione Italiana Sommelier di Palermo ha  infatti messo in evidenza che il Perricone “è in grado di esprimere interessanti note varietali rappresentando un enorme patrimonio ampelologico di biodiversità, un importante elemento di distinzione in un’enologia sempre più “omologata”.

Inoltre, recenti studi condotti dal Consorzio di ricerca sul rischio biologico in agricoltura, presieduto dal prof. Cebbia,  hanno dimostrato che i vini ricavati da uve Perricone contengono, in misura decisamente superiore rispetto alla media degli altri vini rossi, alte concentrazioni di “resveratrolo” e di “piceatannolo” - sostanze cui è attribuibile  una possibile azione antitumorale, antinfiammatoria e di fluidificazione del sangue, che può limitare l’insorgenza di placche trombotiche.

Pertanto, bere un calice di “Perricone”, con il suo colore rosso rubino cupo, con i suoi profumi  di frutti rossi e maturi e con note di liquirizia, tabacco e cioccolato vanigliato, equilibrato ed armonico al palato grazie ai tannini morbidi che sorreggono il bouquet fruttato in un lunghissimo finale,  non rappresenta solo un piacere ma è anche un  valido aiuto per il nostro sistema immunitario e cardiovascolare.

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