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La vite alla conquista del mondo


Testo di Helena Librizzi - Studentessa in Scienze dell'alimentazione e gastronomia presso Università San Raffaele Roma - Facoltà di Agraria

 

La vite, in latino "Vitis" pianta ormai diffusa in tutto il mondo ha delle origini antichissime che affondano nella leggenda ,il suo nome  non è casuale, ma fa riferimento alla capacità del vino di stimolare e mantenere vivo il calore naturale indispensabile alla vita.

Le leggende sulla vite sono innumerevoli , gli ebrei credono che il vino fosse stato preparato per la prima volta dal patriarca Noè che pensò bene di salvare la Vite dal diluvio universale riservandole un posto sicuro nella sua Arca; Nella Genesi "Ora Noè comincia a coltivare la terra e pianta la vite. E avendo bevuto vino, si inebriò e giacque scoperto nella sua tenda....".  Secondo un'altra leggenda ebraica, a piantare la vite sarebbe stato addirittura Adamo.

I Greci dedicarono al vino una divinità: Dionisio, Dio della convivialità. La leggenda narra che Dioniso viaggiando in Arabia, vide una vite così bella che volle portarla con se. Temendo che il sole la disseccasse, la introdusse in un osso di uccello. Essendo questo diventato insufficiente a contenerla, la mise prima in un osso di leone e poi dentro il cranio di un asino. Arrivato a Nissa, piantò l'arbusto in piena terra unitamente alle ossa. La pianta crebbe rapidamente e, con somma gioia di Dioniso, diede dei meravigliosi grappoli che il Dio spremette, ottenendo il dolce vino che diede da bere agli uomini. La produzione di vino sembra, però risalire all'epoca pre-diluviana : secondo alcuni testi sacri gli uomini primitivi, che il diluvio ha poi castigato, spesso bevevano vino in quantità tale da ubriacarsi.

Documenti scritti nelle più antiche lingue attestano che la coltura delle vite e la preparazione del vino erano già note in varie regioni asiatiche, africane ed europee. Nel cuore del mediterraneo, la vite inizia dalla Sicilia il suo viaggio verso l' Europa, diffondendosi prima presso i Sabini e poi presso gli Etruschi i quali divennero abili coltivatori e vinificatori.

Presso gli antichi Romani la vinificazione assunse notevole importanza . I Romani infatti erano a conoscenza delle proprietà battericida  del vino e come consuetudine lo portavano nelle loro campagne come bevanda dei legionari. Plutarco racconta che Cesare distribuì vino ai suoi soldati per debellare una malattia che stava decimando l'esercito. Con la nascita del Cristianesimo si ha un periodo buio per il vino, accusato di portare ebbrezza e piacere effimero. A ciò si aggiunse la diffusione dell'Islamismo nel Mediterraneo tra l'ottocento e il millequattrocento d.C. con la messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati.

Fu grazie ai monaci che coltivarono clandestinamente la vite per produrre i vini da usare nei riti religiosi che non venne persa la tradizione della  viticoltura e la pratica della vinificazione. Bisognerà comunque attendere il Rinascimento per ritrovare una letteratura che restituisca al vino il suo ruolo di protagonista della cultura occidentale e che torni a decantarne le qualità. Nel diciannovesimo secolo alla tradizione contadina inizia ad affiancarsi il contributo di studi scientifici con lo scopo di produrre vini di  miglior qualità e bontà. Louis Pasteur  chimico e biologo francese affermo che "il vino è la più salutare ed igienica di tutte le bevande". Sono passati circa 150 anni dai primi studi di Pasteur e il tempo non lo ha ancora smentito: ad oggi non è mai stato isolato un agente patogeno per l'uomo che si origini dal vino.

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