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Arvisionadu di Sardegna


Testo di Giovanni FancelloEsperto e docente di storia della gastronomia sarda. Autore di numerosissime pubblicazioni, fra le quali citiamo: Sabores de Mejlogu, Sardegna a tavola, Il pesce povero, Le erbe selvatiche, Le spezie. Collabora alle pagine gastronomiche delle più importanti testate giornalistiche sarde. Vincitore del concorso internazionale  “Premio Marietta” di Pellegrino Artusi.

 

Il Goceano è un territorio nel cuore della Sardegna, formato da media montagna, che si colloca tra il Monte Acuto, i monti della Barbagia e del Marghine. Luogo abitato fin dalla preistoria, dove numerose sono le tracce di: Nuraghi, Menhir, Dolmen e Domus de Janas e misteriosi graffiti. E’ la terra del vitigno “Arvisionadu”, nome quasi impronunciabile, che ben caratterizza linguisticamente una terra così antica.

Le prime citazioni scritte del vitigno si ritrovano nel prezioso testo, “Agricoltura di Sardegna”, di Andrea Manca dell’Arca del 1780, che lo classifica fra le uve bianche e lo chiama: “Arvu siniagu”. Sante Cettolini, nel 1897, fa presente che è un vitigno coltivato anche nel Nuorese, con il nome di: “Arvusiniagu” e “Arvusemidanu”. Alberto Cara, nel 1909, segnala la presenza del vitigno distribuita  in diverse aree della Sardegna: tra cui Ozieri con il nome di “Alvu-signadu”; Bono col nome “Arvisionadu”, ed il territorio di Sassari che lo denomina “Arvusiniagu”.

Oggi dopo il rischio di una imminente estizione c’è un grande recupero e lo si ritrova principalmente a Benetutti.

Il vitigno si presta a diverse lavorazioni: infatti si può ottenere un vino bianco Secco da Pasto a media gradazione alcolica, contraddistinto da buona acidità, mineralità e sapidità; oppure la tipologia Flor, ottenuto in botte scolma, per maturazione ossidativa operata dai lieviti flor naturalmente presenti nel vitigno.

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