Parole e cibi: girasole, mais e bavarese

Categoria: usi - costumi

Testo di Franco Maestrini
Esperto di storia dell'alimentazione e consulente di questa rivista per le tematiche riguardanti la civiltà materiale.


Quando la fonetica ostica di una nuova derrata suggerisce – per via di somiglianze formali – una possibile spiegazione, nasce la paraetimologia che stravolge il nome originario dandogli un senso più familiare ma sbagliato. Addirittura sballato è il senso attribuito dagli inglesi alla parola italiana girasole, sotto la quale venne introdotto tramite l’Italia in Inghilterra il nordamericano topinanbur, i cui fiori somigliano molto alla nostra pianta eliotropa. Diventò così - complice il gusto del nuovo tubero - Jerusalem artichok , cioè “carciofo di Gerusalemme” benché niente lo associ alla Terrasanta.
Capita anche che l’esotismo di una nuova derrata – accoppiata a scarse competenze geografiche – dia origine a nomi di fantasia del tutto impropri. Così il mais diventa “granoturco” in italiano e il tacchino americano “turkey” in inglese e “dindon” (ossia d’Inde) in francese. Provenienze esotiche vengono attribuite ad alcune pietanze anche per nobilitarne le origini: così l’insalata russa che pare abbia ascendenze triestine e la bavarese che niente ha a che vedere con la regione tedesca ma è una creazione francese col nome di fantasia di “fromage bavarois”. Perciò dovrebbe essere maschile, mentre al femminile più correttamente designa un hot drink a base di rum e caffè. E a proposito di errori sarà bene segnalare l’uso scorretto di “melanzane alla parmigiana” in luogo di “parmigiana di melanzane” dal nome attribuito fin dal medioevo a un tortino – “torta parmigiana”, appunto – che prevedeva numerose varianti con l’impiego di diversi ortaggi.
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