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Storia del consumo alimentare degli insetti


Perché provare gratitudine solo per gli animali di grossa taglia? Durante l'arco della sua storia, l'uomo ha sempre utilizzato gli insetti. A partire dall'ape - per la sua produzione di miele, pappa reale, propoli, veleno, polline, cera - e passando per il baco da seta, con quel suo meraviglioso filare che da secoli viene sfruttato nella creazione di capi di lusso. Per non parlare del numero sempre più elevato di specie impiegate come esca per la cattura dei pesci. 

Altri usi, di recente sempre più in crescita, sono quelli della lotta biologica e dell'impollinazione. 

All'elenco si aggiunge anche l'uso degli insetti in medicina per la produzione, per esempio, di sostanze cicatrizzanti e coadiuvanti. 

Ma il primissimo approccio che i nostri antenati hanno avuto con gli insetti è stato considerarli una fonte di nutrimento. 

Bisogna fare un bel salto indietro fino ai tempi dell'evoluzione dei primati. Ricerche scientifiche dimostrano che l'ordine dei primati, di cui noi uomini facciamo parte, si sia evoluto da un mammifero entomofago. Da quel momento non abbiamo più smesso di mangiare insetti né noi né tutti i nostri parenti più stretti. Come facciamo a dirlo? Non possiamo esserne certi ma un sacco di indizi ci portano a ritenerlo piuttosto probabile. 

Innanzitutto, praticamente ogni specie di scimmia quotidianamente mangia insetti in quantità. Gli scimpanzé, nostri parenti più prossimi, ne sono ghiotti e utilizzano raffinate tecniche per catturarli, molto simili a quelle adottate ancora oggi da diverse popolazioni umane. Analisi ossee condotte sui resti del primo ominide apparso sulla terra (l'Australopitecus) fanno supporre un'alimentazione di piante erbacee e insetti. 

Facendo un balzo in avanti nel tempo e arrivando a quando l'uomo ha iniziato a usare il fuoco, sono state ritrovate tracce di insetti sia nelle ceneri sia negli escrementi fossili. 

Un altro elemento che potrebbe avvalorare questa ipotesi è una visita alla grotta “Les trois frères” ad Ariège, che prende il nome dai figli del conte Henri Bégouen che la scoprì nel 1914. Sulle pareti della grotta è presente l'immagine di una cavalletta risalente a più di 10.000 anni fa. 

Ma forse non tutti crederanno che la cavalletta, come altri animali dipinti, sia la rappresentazione di ciò che gli abitanti della grotta mangiavano, perciò passiamo dalle testimonianze scientifiche e iconografiche a quelle scritte che dimostrano come gli insetti fossero considerati alimenti per sfamare gli umani. 

Le prime testimonianze risalgono al 2000 a.c. e raccontano quanto il re della Siria fosse ghiotto di cavallette e come fosse usanza di assiri e siriani cibarsene dopo averle catturate nei periodi in cui invadevano le coltivazioni. 

Nel palazzo assiro di Ninive, sulle pareti di un lungo corridoio, vi sono rappresentazioni di servitori che portano i piatti di un banchetto, tra cui si riconoscono spiedini di cavallette. 

Facciamo un altro passettino in avanti nel tempo e troviamo lettere babilonesi che parlano di ricette a base di insetti. 

Un altro documento è l'Antico Testamento, dove alcuni passi sono dedicati proprio agli insetti: 

“Avrete in abominio pure ogni insetto alato che cammina su quattro piedi. Però, fra tutti gli insetti alati che camminano su quattro piedi, mangerete quelli che hanno zampe sopra i piedi adatte a saltare sulla terra. Di questi potrete mangiare: ogni specie di cavallette, ogni specie di locuste, gli acridi e i grilli. Ogni altro insetto alato che ha quattro piedi vi sarà in abominio. Questi animali vi renderanno impuri; chiunque toccherà il loro corpo morto sarà impuro fino alla sera. Chiunque porterà i loro corpi morti si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera”. (Lv. 77,20-25) 

Sempre in merito all'Antico Testamento, l'entomologo israeliano Shimon Fritz Bodenheimer ha avanzato negli anni Cinquanta del secolo scorso un'ipotesi sull'identificazione della manna caduta dal cielo sugli ebrei: secondo lo studioso si tratterebbe di una secrezione prodotta da una specie di coccide diffuso nella penisola del Sinai. 

Non finisce qui, personaggi illustri del nostro passato raccontano di antiche usanze entomofaghe. 

Erodoto narra di popolazioni libiche che usavano mangiare locuste mescolate con il latte. Aristotele scrive di come le cicale siano più buone allo stato di crisalide. Plinio, nella sua Naturalis Historia, parla di una larva chiamata Cossus (larva di Lucanus cervus o Prionus coriarius) servita in delicatissimi piatti nei banchetti romani. 

Anche i Vangeli testimoniano il consumo di insetti riferendosi a Giovanni Battista come ghiotto di locuste e miele selvatico. 

In epoca medievale troviamo scritti di soldati germanici che in Italia avrebbero mangiato bachi da seta fritti. 

Nello stesso periodo, ma spostandosi di diverse migliaia di chilometri più a est, in Cina il consumo di insetti era una pratica comune; ci sono testimonianze al riguardo durante tutte le dinastie dal 600 al 1600. 

Avvicinandoci ancor di più ai tempi nostri e spostandoci nelle Americhe sappiamo che il popolo degli aztechi si alimentava di ben 91 specie differenti di insetti cucinati nei modi più svariati e si narra venissero preparati a corte, per colazione, all'imperatore tutte le mattine. 

Un po' più a nord gli amerindi facevano affidamento su pesci, insetti e uccelli per il loro apporto proteico. 

Attorno al 1880, M.W. de Fonvielle, un membro del senato francese, rese pubblica una ricetta per una zuppa di maggiolini e nello stesso periodo il vicepresidente della Società degli insetti di Parigi tenne una conferenza e ne inghiottì con gusto davanti alla platea una bella manciata. 

Questi sono solo alcuni degli esempi che testimoniano le antichissime radici dell'usanza di mangiare insetti che ancora oggi persiste in una larga fetta del pianeta. 

Secondo l'antropologo Marvin Harris (1990), americani ed europei non si nutrono di insetti perché in queste parti del mondo ve ne sono meno rispetto alle aree tropicali e perché non rappresentano la scelta migliore in termini di costi e benefici. 

Non è dunque solo la quantità di un certo genere alimentare a determinarne il consumo, ma il suo contributo alla redditività generale della produzione di cibo. 

Gli insetti, nonostante siano facili da allevare e catturare e presentino un elevato valore nutrizionale, in Europa non hanno permesso un significativo profitto economico per i produttori e preparatori alimentari se questo viene commisurato a quello del mercato dei grossi mammiferi e del pesce. 

Sempre in Europa, neanche la carne di cavallo è mai stata considerata un alimento abituale, soprattutto in passato, data l'abbondanza della carne di maiale, montone, capra, del pollame e del pesce. Perché mai interessarsi agli insetti? 

AI contrario, nelle foreste tropicali dove è difficile trovare selvaggina e l'habitat è ricco di insetti anche di grosse dimensioni che spesso si spostano a frotte, ecco che la dieta tenderà a essere insettivora. 

Infine, il fatto che una specie venga apprezzata o abominata dipende anche da quella che si chiama utilità o nocività residuale. In India una vacca assicura latte e letame e dunque viene divinizzata e non macellata. 

Nei secoli passati il cavallo in alcuni paesi veniva cavalcato in battaglia e sfruttato per arare i campi diventando quindi una nobile creatura da non mangiare. 

Un maiale che non ara i campi, non produce latte, non aiuta a vincere guerre è diventato invece oggetto di abominio nelle culture arabe e musulmane. 

Gli insetti in Europa o nell'America del Nord sono considerati ancora peggio dei maiali: non solo danneggiano l'agricoltura, ma consumano il cibo nelle dispense, punzecchiano e mordono la pelle, danno prurito, succhiano il sangue ... 

Non stupisce che ci sia chi reagisce in maniera fobica e che le rare specie di insetti che hanno un'evidente utilità (come quelle che divorano altri insetti oppure quelle che impollinano le piante) non siano state considerate sufficienti a compensare l'immensa schiera dei loro fastidiosissimi parenti. 

Il disgusto verso gli insetti nei paesi occidentali è dunque cresciuto nel tempo per motivi legati alla vita quotidiana. 

Con l'avvento dell'agricoltura la necessità di contenere gli insetti è aumentata considerevolmente insieme all'avversione nei loro confronti. 

A partire dalla fine della seconda guerra mondiale è aumentato anche l'allevamento del bestiame e il consumo di carne. 

In Italia, per esempio, l'apporto di proteine animali è decuplicato rispetto agli anni del Risorgimento e quintuplicato rispetto agli ultimi anni del regime fascista e le proteine animali sono passate da essere un bene di lusso a un bene di largo consumo. 

Nonostante gli insetti non siano certo alla base della nostra dieta, non ne sono nemmeno del tutto esclusi. 

Indubbiamente, rappresenta l'eccezione che conferma la regola il "formaggio con i vermi" tipico di alcune regioni della Francia (precisamente della Corsica) e dell'Italia come la Sardegna, la Sicilia, il Piemonte, il Friuli, l'Abruzzo e l'Emilia-Romagna. 

Inoltre anche se in pochi ne sono consapevoli, alcuni estratti di insetto, come il rosso cocciniglia, vengono ampiamente utilizzati da tempo per colorare cibi come yogurt, caramelle, bitter e altro. 

Se nei paesi occidentali la cultura entomofagica è quasi del tutto sparita, in molte altre parti del pianeta rappresenta una pratica ampiamente diffusa contribuendo fino al 50% dell'apporto proteico di alcune popolazioni. 

In 113 paesi del mondo si consumano insetti abitualmente. 

A livello globale i più apprezzati sono: coleotteri (31%); bruchi di farfalle (18%); api, vespe e formiche (14%); cavallette, locuste e grilli (13%). Tra le aree geografiche che ne consumano di più ci sono Messico, Africa e Sud-Est Asiatico. 

E' importante sottolineare che in molte popolazioni consumare insetti non è un'azione estrema dettata dalla scarsa disponibilità di cibo, ma al contrario una normale componente della cultura alimentare e gastronomica, come ampiamente dimostrato nei numerosi studi universitari.

Oltre a non essere così lontani dalle nostre usanze alimentari, gli insetti, così come è accaduto per moltissimi altri alimenti, da qualche anno hanno cominciato a essere rivalutati dal mercato alimentare occidentale. 

Questo perché oggi il cibo è sempre meno mero nutrimento e sempre più consapevolezza, cultura, tradizione. Stiamo scoprendo e riscoprendo un'ampia varietà di alimenti e di questi alimenti vogliamo conoscere le proprietà, la provenienza, la storia. Siamo attenti al loro impatto sull'ambiente e sulla nostra salute, alla loro sostenibilità. Gli insetti non fanno eccezione.

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