NOTIZIE spezie - erbe


Categoria: spezie - erbe

Storia studio delle erbe officinali


All'imperatore cinese Chen-Nong, che regnò nel XXVII secolo a.C., viene attribuito il Pen-t'sao (Origine delle erbe), il primo trattato sulle piante medicinali che sia mai stato scritto. In quest'opera Chen-Nong descrive e classifica 365 erbe, che egli probabilmente sperimentava su se stesso per accertarne le virtù curative o tossiche. Ricette terapeutiche a base di vegetali, animali e minerali ci vengono tramandate anche dai papiri egizi: il cosiddetto "papiro di Ebers" (dal nome del suo scopritore), redatto intorno al 1550 a.C., comprende un elenco di piante medicinali, molte delle quali ancora utilizzate ai giorni nostri, come il finocchio, il timo, il coriandolo e il melograno.  

Nel mondo antico occidentale lo studio delle virtù curative delle piante conobbe un grande impulso in Grecia, dove, accanto ai rhizotomoi (raccoglitori di radici medicinali), si ebbero importanti figure di botanici, medici e naturalisti. Ippocrate di Cos, vissuto nel V secolo a.C. e tuttora considerato il padre della medicina, nel De veterum medicina descrisse oltre 300 piante utilizzate all'epoca per la preparazione di medicamenti. 

Nel III secolo a.C. visse il più famoso botanico dell'antichità, Teofrasto, che fu il primo a stabilire una duplice nomenclatura e una classificazione del mondo vegetale, che saranno razionalizzate da Linneo circa 19 secoli più tardi. Anch'egli descrisse gli usi terapeutici delle piante, seppure non fosse questo l'argomento principale dei suoi studi.

Lascia la sua impronta nella storia della medicina anche Mitridate (132- 63 a.C.), re del Ponto. Terrorizzato dall'idea di essere avvelenato dai suoi numerosi nemici, il sovrano sperimentò sui suoi schiavi, ma anche su se stesso, tutte le sostanze tossiche. Ogni giorno assumeva una dose di veleno progressivamente crescente per assuefare il suo organismo ai veleni, sviluppando così una forma di immunizzazione che ancora oggi, in suo onore, viene definita "mitridatismo". 

Ad Anazarbos in Cilicia, nel 50 d.C., nacque Pedanio Dioscoride, contemporaneo di Plinio, autore del famosissimo trattato De materia medica, in cui descrisse dettagliatamente più di 500 piante officinali, fornendo per ognuna le proprietà terapeutiche e le applicazioni più comuni. I suoi studi furono alla base di tutti i formulari fitoterapici fino al Rinascimento. 

Tra gli studiosi classici di botanica medica va citato ancora Claudio Galeno (129-201 d.C.), nato a Pergamo in Asia Minore, a cui dobbiamo il termine, utilizzato per secoli, di "semplici" per indicare le piante officinali, e da cui deriva l'espressione ancora attuale di "medicamento galenico", riferita a quei farmaci preparati di volta in volta dal farmacista su ricetta del medico. 

La tradizione greco-romana venne tramandata in tutti i Paesi dell'Europa centrale, integrata dalle conoscenze della medicina araba introdotte da personaggi di grande cultura come Avicenna (979-1037), che importarono droghe esotiche e misero a punto nuove tecniche di estrazione e utilizzazione dei principi attivi di origine vegetale. 

Durante il Medioevo si rivelò di fondamentale importanza anche l'attività svolta dagli ordini monastici, che continuarono a coltivare le erbe medicinali all'interno dei conventi e a trascrivere diligentemente i manoscritti e i taccuini di sanità, tramandando così le conoscenze medico-botaniche dei secoli precendenti. 

Molto nota è l'opera svolta dagli abati di Montecassino, della famosa Scuola Salernitana (XI-XII sec.), ai quali si deve il primo Hortus salutaris, e dei frati benedettini che, seguendo gli insegnamenti della badessa Santa Ildegarda (1098-1179) del monastero di San Ruperto a Bingen, sul Reno, coltivarono nei propri conventi centinaia di specie medicamentose. 

Nel Rinascimento, con la nascita dei primi orti botanici e la scoperta del Nuovo Mondo, si intensificarono gli studi sulle piante alimentari e officinali, indigene ed esotiche. L'invenzione della stampa a caratteri mobili a opera di Gutenberg (1492) consentì la pubblicazione, la traduzione e la divulgazione di opere botaniche classiche, corredate di dettagliate descrizioni e illustrazioni, contribuendo a far conoscere la materia a un pubblico sempre più vasto. In effetti i testi di quella che oggi chiameremmo "botanica farmaceutica" furono tra i più riprodotti nel XVI secolo. 

Il numero di specie conosciute aumentò rapidamente e, accanto ai volumi di piante officinali, vennero pubblicate le prime "flore", veri e propri censimenti delle specie presenti nelle varie località europee. Nel XVII secolo, grazie all'introduzione della tecnica dell'incisione su rame, furono pubblicati i cosiddetti "erbari" e "florilegi", con splendide immagini a colori che illustravano le piante conosciute e coltivate all'epoca nei giardini e negli orti botanici. 

Nel Settecento e nell'Ottocento, mentre le sostanze naturali continuarono a essere utilizzate per la cura delle malattie, la medicina compì enormi progressi. La corteccia di china venne utilizzata per curare la malaria e la digitale i disturbi cardiaci, ma la vera svolta nello sviluppo scientifico si ebbe nel 1803, quando l'alcaloide morfina fu isolato dall'oppio. Seguì, nel 1820, l'isolamento del chinino dalla china e, nel 1860, della cocaina dalle foglie di coca. 

Il passo successivo è rappresentato dalla riproduzione in laboratorio della struttura chimica di un principio attivo naturale, che consente la creazione di un composto nuovo non presente in natura, ma con le stesse proprietà farmacologiche. L'esempio più importante è la sintetizzazione dell'aspirina, ottenuta nel 1899 partendo da un principio naturale contenuto nella spirea, l'acido acetilsalicilico, che da allora si riproduce in laboratorio senza più utilizzare la pianta che lo contiene. 

In seguito a queste scoperte, nel XX secolo la creazione di nuovi farmaci di sintesi, più potenti, più facilmente dosabili e di più facile somministrazione, ha avuto grande sviluppo nella medicina ufficiale, tanto che i prodotti chimici hanno finito col soppiantare quasi del tutto le preparazioni tradizionali a base di radici, foglie eccetera. Tuttavia, la consapevolezza che spesso l'uso dei moderni medicinali può provocare gravi effetti collaterali sull'organismo e non sempre ne risolve i problemi nella maniera sperata, ha fatto sì che i medicamenti naturali siano stati progressivamente rivalutati.

 

Storia e proprietà erbe selvatiche alimentari





Stampa Stampa | Categoria Altre news di questa categoria